Arrighini, il gol più bello è quello a cui si rinuncia: «Mi fermerei ancora»

La Pavoniana di Seconda conquista i tre punti sul campo dell’Atletico Borgosatollo. C’è però un’altra vittoria da sottolineare, quella in sportività del suo numero 9 Andrea Arrighini che, oltre alla grande girata a metà ripresa che ha sbloccato il match, ha in precedenza segnato «un altro gol», ancora più importante, al 6’ del secondo tempo.
L’attaccante biancoazzurro classe ’88, involatosi verso la porta in solitaria, con nessuno capace di opporsi alla sua corsa, decide di buttar fuori la palla quando il suo marcatore si ferma per un infortunio alla coscia destra. Quasi come nel dicembre 2000 Paolo Di Canio in un West Ham-Everton di Premier.
Cosa ha pensato in quel momento?
«Nel corso della carriera ho imparato che la sportività ed il rispetto dell’avversario valgono molto più di un gol. Non c’era più nessuno che potesse prendermi e quel gol ci avrebbe aiutato molto, sia per la partita sia per il campionato, segnare in quel modo non mi avrebbe dato una gioia piena, conscio di quello che era capitato al difensore infortunato. C’è anche da dire che io sono piuttosto scaramantico, sapevo che poi il karma mi avrebbe ripagato e così è stato».
Veniva da un girone di andata al Castelmella in cui non è riuscito ad incidere. Cosa l’ha spinta ad accettare il progetto della Pavoniana?
«Nella prima parte di stagione ho segnato solamente una rete, mentre nelle quattro partite con la Pavoniana già tre: le due contro il Real Borgosatollo, che però non hanno portato punti, e quella di domenica contro l’Atletico che ha aperto le marcature. Sono molto felice di essere qui perché è come se fossi tornato a casa. Ho mosso i primi passi da calciatore nell’allora Uso Mompiano, da cui si sono staccati alcuni giocatori che hanno creato l’Atletico Mompiano, divenuto poi Pavoniana, e qui ho ritrovato molti amici oltre ad un gruppo solidissimo e molto affiatato che mi fa ben sperare per il futuro».
E riguardo al prosieguo del girone di ritorno, quali sono i suoi pensieri e le sue sensazioni?
«Credo e crediamo tutti nella salvezza, come dicevo siamo una squadra atipica, fondata da amici d’infanzia, siamo molto legati e remiamo tutti nella stessa direzione, anche chi entra dalla panchina si fa sempre trovare pronto e dà il massimo. So che venderemo tutti cara la pelle fino alla fine e poi io ho anche un’altra motivazione in più: non voglio chiudere la mia carriera con una retrocessione, so che i miei compagni faranno di tutto perché questo non accada».
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