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SERIE A

Brescia: con l’Inter servirà più di un’impresa come 16 anni fa


Sport
1 lug 2020, 06:20
Del Nero e Caracciolo sbancarono San Siro - © www.giornaledibrescia.it

Del Nero e Caracciolo sbancarono San Siro - © www.giornaledibrescia.it

Cosa serve? Un’impresona. Perché nemmeno un’impresa a questo punto basterebbe, per Inter-Brescia, in programma stasera a 19.30. Si deve a tutti i costi fare in modo che la rabbia di sabato lasci il posto all’orgoglio: andando magari a cercarlo nel passato, attraverso l’unico ricordo felice di tutta la storia degli Inter-Brescia. Il Meazza nerazzurro non regala ricordi felicissimi alle rondinelle, visto che in 23 apparizioni le sconfitte incassate dalle rondinelle sono state ben 17 (tra cui il peggior ko in assoluto della storia dei biancoblù nella Serie A a girone unico: 7-0 nel 1966, ndr), con 5 pareggi e un solo successo, datato 29 febbraio 2004, 1-3.

Eccola qui l’isola felice dei ricordi. Era il primo Brescia del dopo-Mazzone, l’ultimo Brescia di Baggio (che quel pomeriggio però non c’era causa influenza, ndr) che andava alla ricerca di punti salvezza in casa di una Inter in piena crisi e con uno Zaccheroni in panchina contestatissimo dalla curva di casa. A guidare le V bianche c’era Gianni De Biasi, anche lui alle prese con tantissime assenze tra influenza e infortuni: oltre al Divin Codino erano out Agliardi, Bachini, Martinez e Brighi e con soli 4 punti conquistati nelle precedenti sei partite. Erano ovviamente altri tempi, i paragoni sarebbero assurdi: ma anche oggi sono tante le assenze per il Brescia...

Dall’altra parte Vieri era in panchina ma in campo per la Beneamata c’era un certo Adriano, appena tornato dal prestito al Parma e all’inizio della fase più fulgida della sua carriera, prima che i demoni dell’alcol e della saudade facessero un sol boccone di uno dei talenti, purtroppo sprecati, più grandi del calcio moderno. Per spezzare il maleficio della prima vittoria contro l’Inter a Milano c’era bisogno così di un protagonista inatteso, di un vero e proprio asso nella manica.

E quel giorno questo personaggio fu personificato da Simone Del Nero. Toscano di Carrara, all’epoca 22enne, era alla sua quarta stagione nel Brescia anche se fino a quel momento aveva giocato pochissimo. Saranno state le tante aspettative costruite su di lui, tra cui quella di possibile erede proprio di Baggio, ma la sua carriera non era ancora riuscita a decollare. Quel pomeriggio, invece, Del Nero si prese tutta la scena.

«E chi se lo scorda quel pomeriggio - le parole di Del Nero, che in maglia bresciana ha totalizzato 125 presenze in tutte le competizioni con 10 gol -. Devo dire però che avevo sensazioni positive già prima della partita. Sapevo di giocare perché mancava Baggio, e dentro di me avevo la convizione che sarebbe potuto succedere qualcosa». Sotto ad inizio ripresa per un gol fortunoso di Stankovic, il Brescia non si perde d’animo e continua a macinare gioco, finché al 23’ del secondo tempo Del Nero si inventa un assist d’oro per Caracciolo che a tu per tu con Toldo non sbaglia. L’Inter sbanda, e il Brescia ne approfitta: cinque minuti dopo su un cross dalla destra proprio Del Nero nel cuore dell’area si avvita di testa e infila l’angolino lontano. E la sua esultanza ha un che di «tardelliano», corsa a perdifiato con tanto di occhio spiritato, urlo liberatorio e in più la maglietta che vola via.

«Dopo l’assist, il gol. Il primo in A. In uno degli stadi più iconici del Mondo. Una gioia irripetibile che ho scaricato in quella corsa, per dieci secondi non ho visto e capito più nulla. Poi ho cominciato a cercare con lo sguardo la mia famiglia in tribuna. Solo lì ho realizzato. Poi la premiazione come migliore in campo sotto la neve: è stato tutto incredibile». Quel gol stende completamente l’Inter che sbanda sotto la contestazione della sua curva e sotto i colpi delle rondinelle, che trovano il gol della sicurezza al 37’ grazie ad una deviazione sbilenca di Helveg nella propria porta. «È stato un pomeriggio magico - la chiosa di Del Nero. Cosa deve fare il Brescia di oggi per fare risultato al Meazza? Io credo che debba giocarsela a viso aperto. Il Brescia non ha più niente da perdere. Deve provarci».

 

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