Brescia-Como: è sfida tra proprietà vecchio stile e new deal

Per Cellino il 29° anno di fila alla guida di un club I lariani da due anni sono in mani indonesiane
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Tra Cagliari, Leeds e Brescia, Massimo Cellino è prossimo alla festa dei 30 anni da presidente
Tra Cagliari, Leeds e Brescia, Massimo Cellino è prossimo alla festa dei 30 anni da presidente

Brescia-Como è una partita con fascino d’antan, che decisamente «urla» anni ’80. Portandola fuori dall’associazione mentale e contestualizzandola ai giorni d’oggi, diventa una sfida calcistica quasi «generazionale». E non c’entrano le rose o gli allenatori, Pippo Inzaghi e Giacomo Gattuso. C’entrano semmai le proprietà: vecchio stile contro new deal. Una specie di Italia-resto del mondo.

Da una parte, quella del Brescia, c’è Massimo Cellino. Presidente e patròn nel senso più classico del termine. Dall’altra, quella del Como 1907, due anni fa rilevato - dopo le tribolazioni che portarono al fallimento del Calcio Como - da una società inglese, con Ceo inglese (Dennis Wise, ex bandiera Chelsea), ma vertici indonesiani visto che la società - Sent Entertainment - che controlla il club è guidata dagli stramiliardari Robert e Michael Hartono che contano un patrimonio di oltre 40 miliardi di dollari. Eccola qui, in quest’ultimo flash, la fotografia del nuovo corso del calcio italiano sempre più in mani stranieri.

La serie B sulle orme della serie A visto che tra i cadetti, oltre che nei lariani, ingressi da fuori confine ci sono stati anche nel Parma (comanda lo Usa Kyle Krause), Spal (in estate rilevata dall’italo americano Joe Tacopina), Pisa (rilevato dallo statunitense Alexsander Knaster), Lecce (del gruppo di soci fa parte un banchiere svizzero) e Ascoli (partner di Pulcinelli al 30% il gruppo americano North Six Group). In un quadro «geopolitico» in continua evoluzione causa asfissia generalizzata dei conti (ma il calcio italiano assomiglia tanto al Titanic: si canta, si balla e si parla di milioni come fossero noccioline...), esiste una sorta di «resistenza». Rappresentata dal presidente del Brescia. Oppure è meglio dire: capitanata. Letteralmente. Visto che quella iniziata da sei giornate, per Cellino è la 29esima stagione consecutiva - tra Cagliari, Leeds e Brescia, in A, in B o in Championship) - alla guida di una società calcistica: la sua saga da presidente iniziò nel 1992.

Una statistica, arriva a «mettergli» in conto qualcosa come 1280 partite ufficiali vissute occupando la scrivania piiù importante: nessuno come lui per militanza in tutto il calcio professionistico, un universo nel quale le figure che gli somigliano possono essere quelle dei De Laurentiis o dei Cairo in serie A e naturalmente Silvio Berlusconi (che però del Monza è solo patròn) in serie B. Ma al di là del record dei campionati di fila al comando, il presidente del Brescia ha una peculiarità: è il solo che fa della gestione della sua azienda calcio la sua professione praticamente esclusiva.

Ma al di là di queste annotazioni aggiuntive, è proprio come se dopo domani a Mompiano si andassero a specchiare un vecchio e un nuovo mondo. Che sono in contrasto? Che potranno convivere pacificamente? Con il secondo destinato a sbaragliare il primo? Di certo, il momento - con la pandemia che ha portato alla luce tutte le sofferenze di un sistema in caduta libera da un po’ - si annuncia epocale per capire la strada che il calcio imboccherà. E farsi trovare pronti al bivio - come il Brescia vuole essere, per questo è stato lanciato l’assalto alla serie A - sarà decisivo. Intanto, Brescia-Como: tra retaggi anni ’80 e promesse di futuro.

 

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