Poeta è già nel futuro: Brescia è stata fondamentale nella sua ascesa

Su per giù un anno fa si parlava con lui, nelle conferenze stampa e a margine, dell’ottimo inizio della Germani. Ragionava sul fatto che fosse utile, soprattutto nella prospettiva di tempi più duri. Immaginava la possibilità di centrare i play off a fine stagione, probabilmente in una posizione medio bassa della griglia. Trasmetteva entusiasmo alla squadra e parlava con pragmatismo a tutti gli altri. Dalla sera dell’altroieri è capo allenatore di uno dei club più ricchi, potenti e organizzati del mondo, Nba esclusa. Nel mezzo, per Peppe Poeta, c’è la Pallacanestro Brescia. Questo è un dato di fatto.
Nel passato più recente, certo, ci sono anche i risultati dell’Olimpia Milano, del quale è appena diventato head coach. Causa indisposizione di Ettore Messina, il quarantenne campano si è trovato a guidare la squadra in due impegni interni di Eurolega, al Forum di Assago. Il 12 novembre i biancorossi hanno battuto l’Asvel. Due giorni dopo hanno compiuto un’impresa contro l’Olympiakos.
La parabola
Per l’ambiente milanese quei pochi giorni con Peppe capo allenatore sono stati un flash-forward. Stando ai piani, infatti, Poeta avrebbe dovuto prendere in mano le redini dalla stagione 2026-2027. Si è visto l’uomo in grado di portare – in estrema sintesi – due elementi fondamentali: fiducia ai giocatori (in una situazione emergenziale dal punto di vista degli infortuni) ed entusiasmo all’ambiente. Dopo quelle due vittorie, con Messina al posto di comando, ecco tre ko consecutivi, tra campionato ed Eurolega, contro Trapani, Hapoel Tel Aviv e Trieste.
Nessuno può mettere in dubbio la grandezza di Messina, né è corretto abbinare arbitrariamente i risultati a chi era in panchina in quel momento. Ciò che è vero e inconfutabile è che di mezzo c’è Brescia. Ci sono Mauro Ferrari e la sua scelta di puntare su Poeta, l’anno scorso. C’è una stagione incredibile da debuttante. Una stagione indelebile, il cui solo ricordo suscita emozione. Poeta deve questo traguardo a se stesso, alle proprie qualità.
Ai suoi maestri, Messina in primis. Ma anche a tutta la nostra piazza, ambiente ideale per esprimere ciò che è e ciò che, dall’altro ieri, andrà a totale beneficio dell’Olimpia Milano. Per l’uomo e l’allenatore il futuro è radioso, gli appartiene. A Brescia il piacere di pensare che tutto è passato da qua. E che senza Brescia, probabilmente, non sarebbe andata così. Almeno non subito. Almeno non così. Almeno non ora.
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