La Germani è d’oro eppure non è tutto oro quello che pure luccica

Il primato a marzo resta un fatto storico ma bisogna fare i conti con l’infortunio di Cobbins e Gabriel ancora latitante
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

La Germani unita - Foto New Reporter Checchi © www.giornaledibrescia.it
La Germani unita - Foto New Reporter Checchi © www.giornaledibrescia.it

Una rondine non fa primavera. Anche se è altrettanto vero che settimane di pioggia – come ci dicono anche questi giorni – non significano che è autunno. Fuor di metafora, la Germani non si può definire completamente rinata dopo il convincente finale di gara contro Scafati, che ha reso possibile il successo per 89-78 al PalaLeonessa. Ma nemmeno si poteva dire che la Pallacanestro Brescia era morta in seguito alla sequenza «ko ai quarti di Coppa Italia-pausa per le Nazionali-rientro con magra figura a Pesaro».

Un dato, però, è evidente, anche se non direttamente quantificabile con i numeri. I biancoblù avevano iniziato la partita contro la Givova con un atteggiamento preoccupante. E, sebbene gli ospiti non avessero mai messo veramente sotto gli uomini di Magro (massimo vantaggio +8 a metà del terzo quarto), quello che s’era percepito, per 25 minuti, era un senso di scollamento generale. Tra i giocatori in campo, tra la squadra e il pubblico. Facce tese, visi lunghi, persone – forse ancor prima che giocatori – scarsamente in fiducia. Spettatori, al netto del tifo organizzato, sempre caldo, non in empatia con chi era sul parquet. Tutto è cambiato dal 25’ in poi, secondo più, secondo meno. La squadra si è riaccesa, giocando una pallacanestro offensiva caratterizzata da un ritmo paragonabile a quello visto da ottobre a febbraio, e difendendo con maggiore efficacia. Scafati, peraltro senza Gentile, non era il peggiore degli avversari. Ma restava squadra insidiosa. Che, a lungo, aveva pure fatto riapparire qualche fantasma. La risposta c’è stata. A Torino e a Pesaro la stessa risposta era rimasta al massimo abbozzata. Balbettatata.

Assenze fisiche ed emotive

La Pallacanestro Brescia, domenica, è stata in grado di darla giocando in nove. Anzi, a voler ben vedere, in otto. Perché se l’assenza di Cobbins per infortunio è un dato di fatto, quella di Gabriel (14 minuti in campo) resta una presenza non piena. Proprio lui, il leader emotivo del gruppo, vive ancora un momento di difficoltà. In una stagione in cui – almeno fino a ora – s’è acceso tardivamente, e poi solo a intermittenza.

Proprio lui, che è il barometro dei biancoblù di Magro dall’estate del 2021. Proprio lui, l’unico in rosa ad avere determinate caratteristiche, fondamentali al gioco della squadra. L’unico lungo in grado di aprirsi disponendo del talento necessario per demolire il canestro a suon di triple. Lui, potenziale minaccia perenne. Lui, oggi così nervoso. Per rispettive caratteristiche, né Burnell, né Akele possono garantire qualcosa di simile. Con Scafati sono servite alchimie alternative, ben trovate dalla panchina. In precedenza, in stagione, la latitanza di Kenny era stata resa meno influente sui risultati da un impianto di gioco che aveva saputo esaltare le caratteristiche di altri interpreti. Cobbins starà fuori un mesetto. Una lesione muscolare e tendinea è una noia. Il classico infortunio che potrebbe indurti a provare a tornare in campo, perché tutto pare risolto. Ma poi magari non lo è, fai il movimento sbagliato e il campo lo rivedi nella prossima pre-season. Cosa che non avverrà, perché lo staff medico biancoblù è preparato e il giocatore conosce bene se stesso.

Lo scenario di fuoco

Il club, almeno per il momento, ha fatto intendere di non volersi muovere sul mercato. Ciò significa che i nove giocatori – più tre giovani – che si apprestano al ciclo di fuoco (trasferta a Sassari, gara in casa con la Virtus Bologna oggi prima inseguitrice, viaggio a Varese, doppio duello interno con Tortona e Reyer Venezia) saranno iper-responsabilizzati. È un bene? È un male? Si vedrà. Sempre tenendo conto del fatto che Gabriel resta una variabile poco prevedibile. E che, quindi, le forze reali in campo sono risicate. Specie di fronte a squadre come la Reyer senza più Eurocup e la Tortona in gran ripresa. Per non citare la Virtus…

Il paradosso è che il momento è difficile, eppure esaltante, perché la Germani resta prima. Ed è meglio non pensare a cosa si potrebbe dire oggi se Della Valle e compagni avessero vinto a Pesaro. Replicando i primi 25’ dell’ultima gara nel prossimo futuro non si andrebbe lontano. Il ritorno all’attitudine a combattere insieme, con la voglia di aiutarsi, come s’è visto nel finale con Scafati, è invece l’unica traccia da poter seguire. Per ora senza Cobbins. Sperando di recuperare in fretta e definitivamente il miglior Gabriel.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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