Germani verso gara-3 con orgoglio e una piccola speranza per Ndour
Che serie sarebbe stata con Maurice Ndour in campo? Ancor prima, che gara-1 sarebbe stata se l’ala-centro senegalese avesse potuto restare sul parquet fino all’ultima sirena? Chissà. Il dato di fatto è che a 50 secondi dal 30’ della partita di giovedì, quando Momo è uscito per infortunio, la Germani conduceva sulla Virtus Bologna 65-61. E, sempre in quel momento, era in vantaggio più o meno da tutta la partita. Dopo l’uscita di Ndour, l’inerzia di quel match è cambiata e, alla luce di quanto accaduto in gara-2, è mutata pure l’inerzia dell’intera serie.
Il grande giorno
Domani, martedì, è il gran giorno. Alle 20.30, in un PalaLeonessa già tutto esaurito, si gioca gara-3. Se vince Bologna, sul parquet verrà montato un palco che ospiterà la cerimonia di consegna della coppa. Sarà il diciassettesimo scudetto della storia delle Vu Nere. Se la Pallacanestro Brescia reagisce, invece, si va a gara-4 (giovedì 19), con la possibilità di portare la serie all’eventuale bella di domenica 22, in questo caso a Bologna.
Ndour

Torniamo a Ndour. Con lui in campo lo scontro con la Virtus aveva determinati connotati. Senza, ne ha altri. Senza, esistono – ad esempio – situazioni in cui gli avversari hanno in campo Shengelia e Zizic, e Brescia li affronta con Burnell e Mobio, che fisicamente non hanno molte armi per contrastarli. Senza Ndour, la battaglia a rimbalzo è una specie di «mission impossible». Non solo perché Momo è un buon rimbalzista, ma anche perché il suo lavoro sotto le plance – anche quando non mette le mani sul pallone – è d’aiuto ai compagni. Le chance di rivederlo in campo in questa serie sono poche, ma un barlume di speranza c’è ancora. In teoria, anche a partire dalle parole di coach Peppe Poeta prima della sfida di sabato: «Le sue condizioni fisiche verranno rivalutate prima di gara-3», aveva affermato l’allenatore campano.
In queste ore
La Germani è tornata domenica notte da Bologna. Ieri, verso l’ora di pranzo, il gruppo si è ritrovato al PalaLeonessa per una rapida seduta di carattere defaticante. Oggi Ndour si sottoporrà a un’altra risonanza magnetica. Il quadro verrà valutato più a freddo, con ormai più di tre giorni di riposo alle spalle. Insomma, ci si potrà vedere un po’ più chiaro. Il primo esame era stato infatti eseguito a Bologna, venerdì. Si parlava di piccola lesione tendinea all’adduttore. Il muscolo sarebbe invece in buone condizioni.
Sabato il quasi trentatreenne – compirà gli anni mercoledì – è andato in distinta per onor di firma. Ha sostenuto i compagni dalla panchina, fremendo. Non si è riscaldato, logicamente, ma era in piedi e camminava bene. Da quello che si apprende, vorrebbe giocare. Le sue sensazioni non sono pessime. E questo non sarebbe un dettaglio del tutto trascurabile, dato che è un atleta che si conosce e gestisce con attenzione, e che raramente forza. Ma è anche un uomo che, per formazione personale e cultura, ragiona secondo logiche proprie.
Possibile ritorno
Se si dovessero riscontrare le condizioni di un impiego senza eccessivi rischi (leggasi peggioramento della situazione e infortunio a questo punto ben più grave) il giocatore stesso potrebbe pensare di rendersi disponibile. Naturalmente, lo staff lo metterebbe di fronte a tutti gli eventuali rischi del caso.
Con lui in campo – se mai dovesse accadere, magari pure in un’ipotetica gara-4 – la serie potrebbe riprendere i connotati dei primi 30 minuti di gara-1. Sotto 2-0, la Germani avrebbe una chance di tornare a giocarsela a viso aperto, peraltro davanti ai propri tifosi. Se così – come resta comunque probabile, possibile, verosimile – non dovesse essere, non resterà che gettare il cuore oltre l’ostacolo. E giocarsela con le armi che ci sono, e tanto orgoglio. La cosa bella è che l’orgoglio, a questo gruppo, non è mai, mai, mai mancato.
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