Una psicoterapeuta bresciana dietro al trionfo di Sofia Goggia

Dietro al miracolo sportivo di Sofia Goggia c’è un bel pezzo di Brescia. Non solamente da un punto di vista sportivo, visto che è cresciuta al Rongai Pisogne allenata dal triumplino Devid Salvadori (ora tecnico delle slalomiste in Coppa del Mondo) ed è sempre stata considerata come la «quarta» delle sorelle Fanchini. Dietro all’impresa di Sofia Goggia, capace di cogliere l’argento olimpico in discesa a soli 23 giorni dal terribile infortunio di Cortina, c’è anche il lavoro di Romana Caruso, psichiatra e psicoterapeuta cittadina.
«Ho lasciato spazio alla vecchia Sofia ed ora ce n’è una tutta nuova», disse la bergamasca a inizio dicembre dopo la sequela di successi in Coppa del Mondo riferendosi al percorso intrapreso dal 2020 con la specialista bresciana.
Dottoressa Caruso, chi è Sofia Goggia?
«Una persona meravigliosa, volitiva, sensibile, empatica, curiosa, elegante interiormente, intelligente dal punto di vista emotivo. È molto interessata ad analizzare il cuore».
E qui sta il nocciolo della questione. Ultimamente si sente un proliferare di psicologi dello sport dietro ai grandi successi (Jacobs alle Olimpiadi, Sonny Colbrelli alla Parigi-Roubaix giusto per citare i bresciani), eppure non è questo il caso. Giusto?
«Lo psicologo dello sport si occupa di problemi squisitamente legati alla performance mediante varie tecniche di concentrazione, che siano ipnosi, meditazione, respirazione. Lo psichiatra o psicoterapeuta dello sport è un medico che si occupa del benessere della persona, delle sue emozioni al di là della prova sportiva. Se non si sta bene come persona, non si riesce a ottenere il meglio come atleta. Le due figure possono essere anche complementari, ma bisogna porre attenzione al fatto che la psicologia dello sport non ostacoli il raggiungimento del benessere della persona».
Come è entrata in contatto con Sofia?
«Come tutti - scherza Caruso - mi ha chiamato. Non è strano per quelli che mi conoscono, non solo in Italia. Immagino che qualcuno nell’ambiente le abbia parlato di me. Lavoro con sportivi d’élite, in passato ho lavorato anche con squadre giovanili di calcio, quest’anno ho intrapreso una collaborzione con la Forza e Costanza tennis: l’intuizione di Alberto Paris è che se abituiamo i ragazzi a vivere in serenità fin da piccoli, è più facile che poi arrivino ai risultati».
Goggia è stata capace di reagire all’infortunio di Cortina e arrivare ad un’altra medaglia olimpica. Come è possibile? «Per questioni di privacy non posso rivelare il nostro percorso. Ma Sofia ha trovato la forza dentro di sé. Il mio lavoro è far sì che le paure legate ad un trauma non vadano a mischiarsi con altre della vita interiore».
Ma 23 giorni dopo un infortunio del genere è andata oltre i propri limiti?
«No, i propri limiti li ha semplicemente amati. È una persona tenace, che ha imparato a prendersi cura di sé: è fondamentale, chi non riconosce i propri limiti rischia di bloccarsi. Noi lavoriamo per il beneficio della persona. Perché Sofia prosegue il percorso? Perché ne ha tratto beneficio, l’ha dichiarato lei stessa: la Sofia vista in Cina era una persona estremamente armonica».
E con questo benessere quanto può durare ancora?
«Sta all’atleta scegliere fin quando proseguire. Non è costretta a fare l’atleta, è una sua libera scelta. Siamo quello che siamo, non quello che facciamo».
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