Ravelli: «In slalom il successo della consapevolezza. È frutto del lavoro»

Dopo un pomeriggio di nebbia sull’Olimpia, alle cinque della sera il sole fa improvvisamente capolino dietro le Tofane. Il tramonto a Casa Italia è scandito dai bilanci e Andrea Ravelli si presenta alla conferenza stampa di chiusura ornato col munifico raccolto, cinque collari che gli appesantiscono il collo.
Andrea, si aspettava un bottino simile?
«Sì, non l’ho mai nascosto. Corro con Giacomo Bertagnolli dal 2019. Dal 2022, finita Pechino, abbiamo iniziato a lavorare avendo come obiettivo questi Giochi. I risultati sono il frutto di quanto seminato. Ci siamo impegnati duramente su tutte e cinque le specialità, perché ci tenevamo a fare bene pure nella velocità».
Il podio più bello?
«L’ultimo. In slalom abbiamo estratto l’oro della consapevolezza, perché Giacomo ha affrontato la seconda manche con una maturità mentale spaventosa. Non c’è stato bisogno di tirarlo, si è preso l’oro da solo, stabilendo due primati: ha vinto cinque medaglie su altrettante gare e con 13 podi complessivi è l’italiano plurimedagliato alle Paralimpiadi».
Stavolta i centesimi vi hanno aiutato.
«Finalmente. Per pochi centesimi abbiamo perso diverse opportunità di migliorare le medaglie nei giorni scorsi. In slalom invece ne sono bastati 27 per vincere, battendo il polacco Golas, uno specialista dei pali stretti, a differenza nostra che siamo polivalenti, nel giorno in cui l’austriaco Aigner ha chiuso quarto dietro al canadese Ericsson».
Domenica stellare che ha rischiato la cancellazione.
«Quando mi sono svegliato alle 5.30 il tempo era disastroso. Faccio i complimenti agli organizzatori che hanno portato a casa la gara nonostante neve, pioggia e nebbia».
Fuori dalla pista che esperienza è stata?
«Imparagonabile rispetto a Pechino, purtroppo condizionata dal Covid. I volontari sono stati sempre disponibili e dentro il villaggio abbiamo vissuto benissimo».
Cosa porterà a casa dal punto di vista personale?
«Sono abituato a lavorare dietro le quinte, aspettavo questo momento per consolidarmi. Mi piace prima ottenere i risultati e poi far vedere chi sono. Ora accanto a quello di guida in pista, mi piacerebbe intraprendere un nuovo percorso».
Quale?
«Riuscire a motivare le persone, utilizzando quello che ho imparato in questi anni. Vorrei far vivere una vita migliore a chi ha perso la speranza».
Ha realizzato tutto quanto le è capitato a Cortina?
«Sinceramente no, perché sono 15 giorni che non stacco, tra allenamenti, prove e gare. Penso comunque che da questi Giochi il movimento paralimpico italiano esca rafforzato. Occorrerà mantenere la visibilità anche per la Coppa del Mondo e i Mondiali».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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