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Presciutti: «Via la calottina sogno di allenare, ma prima voglio la Champions»

Il capitano dell'An Brescia Pallanuoto si ritirerà a fine stagione. Il sogno è quello di diventare allenatore
Christian Presciutti è a Brescia dal 2009  - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Christian Presciutti è a Brescia dal 2009 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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La certezza, in questi 14 anni, è stata vedere lui, Christian Presciutti, sempre a bordo piscina. Con una parola buona per tutti, con il suo inguaribile (per fortuna) ottimismo e la sua capacità di credere in un sogno anche dopo ogni delusione. Questa, che si chiuderà a giugno con la Champions League (il campionato terminerà invece a fine maggio), sarà l’ultima stagione del capitano che ha annunciato ufficialmente il suo ritiro nei giorni scorsi.

Presciutti, è stata una decisione difficile quella di dire basta con la pallanuoto agonistica?

«Assolutamente no. L’ho presa a cuor leggero, con il sorriso. È arrivato un treno che non potevo non prendere. Credo di aver dato tutto in acqua, ora è il momento giusto per cambiare pagina, per affrontare una nuova avventura, con la stessa grinta e determinazione che ha contraddistinto la mia carriera da giocatore. Adesso inizia una nuova avventura».

E cosa vede Christian Presciutti all’orizzonte?

«Voglio diventare un allenatore, uno dei migliori. Certo la strada è lunga, ma lavorerò per questo. Tutte le esperienze che potrò portare avanti per imparare le farò. Ho avuto due maestri eccezionali in questi anni: Sandro Campagna e Sandro Bovo. Sono stati mentori, devo a loro il successo della mia carriera e sicuramente il loro esempio sarà fondamentale per quello che verrà nel mi futuro».

Per lei c’è la Nazionale, un ruolo ancora da definire, ma che la farà molto probabilmente lavorare con i giovani.

«In realtà i progetti in ballo sono parecchi. Però sì, quello con la Nazionale mi farà lavorare con i ragazzi e per me è molto stimolante. Trasmettere il mio amore per questo sport è la cosa più bella che potesse capitarmi».

Storia finita con l’An Brescia o in altre vesti potrebbe continuare ad aiutare la società?

«Credo che sarebbe bellissimo poter rimanere e non lo escludo, anzi. Ho promesso ai miei compagni che il mio supporto non mancherà nemmeno nei prossimi anni. Aiutare la società che per più di dieci stagioni ha creduto in me e per la quale sono stato capitano è sicuramente una delle mie priorità».

Cosa è significato per lei essere per così tanti anni il capitano dell’An Brescia?

«È stato fantastico. Non difficile, per me è stata una cosa naturale. Sono nato capitano. Spero di essere stato un esempio di dedizione al lavoro anche fuori dall’acqua. Rappresentare per così tanti anni Brescia, i valori di questa città è stato un onore. Brescia non molla mai, come me, siamo simili in qualche modo»

Christian Presciutti è a Brescia dal 2009  - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Christian Presciutti è a Brescia dal 2009 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Cosa lascerà in eredità?

«Spero di lasciare il ricordo di un vero capitano. Ho cercato di esserci sempre, per tutti. Ho accolto i nuovi e supportato i giovani. Ho fatto da guida, ma anche da fratello maggiore».

Ora la fascia passerà a Jacopo Alesiani, cosa gli hai detto?

«Penso che la scelta di dare a Jacopo questo ruolo sia giusta. È un esempio in acqua per dedizione e impegno. È un ragazzo d’oro che non molla mai. Deve crescere, ma questo è nell’ordine delle cose: imparerà a protestare una volta in meno, sarà più diplomatico, di questo ne sono certo».

Capitan Presciutti con la Coppa dopo la conquista dello scudetto
Capitan Presciutti con la Coppa dopo la conquista dello scudetto

Alla fine della stagione mancano i play off scudetto e la Champions League, cosa si aspetta potrà accadere?

«Quando cominciamo la stagione lo facciamo nella consapevolezza che potremmo vincere tutto. La semifinale persa in Coppa Italia contro l’Ortigia (peraltro avversaria ora nella semifinale tricolore, ndr) è stata una delusione tremenda, ma l’abbiamo superata. Credo daremo del filo da torcere sia per lo scudetto sia in Coppa. Cosa preferirei vincere? Mi manca la vittoria della Champions, sarebbe bello chiudere alzando quel trofeo, in qualche modo la ciliegina sulla torta».

Guardandosi alle spalle qual è stato il momento più difficile e quello più bello?

«La morte di Piero Borelli è stato umanamente un colpo duro da incassare. È stato lui a volere il mio ritorno a Brescia nel 2009, quindi è a lui che devo parte di questa storia. Manca tantissimo, ma quando succedono le cose belle, sento un brivido e capisco che lui è lì con noi. Il momento più bello è stato sicuramente la vittoria dello scudetto nel 2021: ci ha ripagati di tutti gli sforzi fatti, di tutte le delusioni, di tutte le sconfitte, è stato meraviglioso».

Detto tutto questo il suo, Christian, più che un addio sembra un arrivederci…

«Perché è così. Non sto dicendo addio. Poso solo la calottina per prendere lavagnetta e fischietto. Resterò sempre io, fedele ai miei valori, convinto che questo sport sia stata una delle fortune della mia vita».

Lei è romano, orgoglioso di esserlo, ma si sente anche un po’ bresciano. È vero?

«Assolutamente sì, sento questa città anche un po’ mia. Abito da sempre al quartiere Don Bosco in città, che per dimensione mi riporta a casa, al mio paese di origine vicino Roma. Io e la mia famiglia stiamo benissimo, ogni volta che è arrivato un successo mi hanno festeggiato. E poi, conoscendola adesso bene, devo dire che Brescia è davvero bella».

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