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Perché Jacobs non è una meteora, ma la stella più brillante

Non c’è stato l’oro olimpico, è vero. Ma dal 2021 al 2024 il desenzanese ha sempre portato a casa almeno due medaglie in appuntamenti internazionali in ciascuna stagione
Marcell Jacobs - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Marcell Jacobs - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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Tre anni fa, di questi tempi, eravamo inebriati dalla gioia collettiva data dalla staffetta d’oro a Tokyo. Ora, tre anni dopo, in bocca rimane il gusto amaro del legno. Ma dal Giappone a Parigi rimane anche la consapevolezza che l’Italia di Jacobs non è stata solo l’infatuazione fugace di un’estate. Non è stata una meteora che ha abbagliato il cielo con la sua coda scintillante. È una (solida) realtà.

Perché proprio come accaduto nella gara individuale, il re ha abdicato con onore insieme al suo popolo. Di più, ha trascinato, come sempre fatto in questi anni. Ha sperato, come tutta Italia. Ha provato a soffiare alle spalle dei suoi compagni, spingendoli magari non all’oro ma perlomeno ad un altro posto sul podio.

Non è bastato, ma la staffetta di Parigi ci conferma un’altra volta che la dimensione mondiale dell’atletica azzurra nella velocità è merito di Marcell Jacobs. Perché ancora una volta la Freccia del Garda è stata in grado di dare il proprio apporto con una prestazione di alto livello, certificata dal riscontro cronometrico. Il desenzanese ha corso la sua frazione in 8’’96 e meglio di lui in quel settore ha fatto solo il compagno di allenamento giapponese Hakim Sani Brown (8’’88).

Questione di reputazione

Ma al di là del raffronto con gli staffettisti di ieri, ciò che più preme è il raffronto con quella mitologica 4x100 di tre estati fa, con Jacobs che corse la stessa frazione in 8’’92. Ci sono quattro centesimi di differenza, ne sono mancati 7 per il bronzo e 18 per ripetere il 37’’50 del 2021, che anche questa volta sarebbe valso l’oro. I decimi mancanti sono altrove, di certo da Tokyo a Parigi ciò che non è cambiata è la competitività di Jacobs, ancora ai massimi mondiali.

Un momento della finale della staffetta italiana - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Un momento della finale della staffetta italiana - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it

Come già espresso dopo i 100 metri individuali, questa edizione dei Giochi, chiusi senza una medaglia, in un certo qual senso riabilita la posizione del desenzanese agli occhi dell’opinione pubblica. Chi, specialmente dopo i flop mondiali nei 100 (Eugene 2022 e Budapest 2023), aveva frettolosamente etichettato Jacobs come un carneade di successo, probabilmente avrà avuto modo di ricredersi in questi giorni.

Le statistiche

In realtà, sarebbe bastato guardare alle statistiche senza farsi influenzare dall’eccitazione o dalla delusione del momento. Dal 2021 al 2024, in quattro anni di competizioni, Jacobs ha sempre portato a casa almeno due medaglie in appuntamenti internazionali in ciascuna stagione. Tre nel 2021, con l’oro indoor di Torun seguito dai due trionfi di Tokyo (100 e 4x100). Due anche nel 2022, con il titolo mondiale indoor di Belgrado sui 60 metri e l’europeo sui 100 a Monaco di Baviera. Perfino nel disgraziato 2023, con l’argento continentale al coperto di Istanbul (in quel caso sì, giustamente salutato come una sconfitta nel confronto con Ceccarelli) e quello luccicante in staffetta ai Mondiali di Budapest.

E anche in questo 2024, con oro sui 100 e nella 4x100 agli Europei di Roma. È mancato un podio ai Giochi, è vero. Ma laddove un tempo eravamo semplici comparse, adesso siamo sempre attori protagonisti. E Jacobs è la stella più brillante attorno a cui brillano tutti gli altri astri tricolori.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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