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Passione Vespa: Gabriele Maffezzoni è campione italiano di regolarità

Vincenzo Cito
Da un modello regalato da uno zio e poi restaurato la strada verso le gare. In sella ora trionfa sulle strade del Bel Paese
Gabriele Maffezzoni in sella alla sua Vespa - © www.giornaledibrescia.it
Gabriele Maffezzoni in sella alla sua Vespa - © www.giornaledibrescia.it
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Quando lo zio gli chiese di venirsi a prendere una Vespa che usava dal 1985, Gabriele Mafezzoni ,originario di Castrezzato, era convinto seriamente di disfarsene («Aveva due rose finte agli specchietti e per anni era stata esposta alle intemperie»). Invece è impossibile resistere alla seduzione di un mezzo che ha scritto la nostra storia, da quando nel primissimo Dopoguerra era il più usato per gli spostamenti di lavoro fino a diventare negli anni simbolo del design italiano tanto da essere esposto nei musei di arte moderna, scienza, tecnica e trasporti di tutto il mondo.

L’idea

Gabriele allora decise di restaurare quella Vespa ormai cadente e si è così appassionato che ne ha comprate altre 4, di ogni modello, oggi partecipa alle gare di regolarità e quest’anno si è laureato campione d’Italia di una specialità faticosissima, che non consente margini di errori dove non vince il più veloce ma il più costante e cioè chi più si avvicina alla tabella di marcia indicata dagli organizzatori.

Prove di abilità in sella per Maffezzoni - © www.giornaledibrescia.it
Prove di abilità in sella per Maffezzoni - © www.giornaledibrescia.it

Le tappe sono molto lunghe, si gareggia su strade aperte al traffico attraverso centri storici e urbani, l’itinerario dev’essere quello indicato dai giudici, frequenti i controlli intermedi. E tutto si conclude con una breve prova cronometrata.

«I veicoli devono essere in regola con il codice della Strada – aggiunge Gabriele – e i conducenti devono rispettarne le norme. Le pause sono ridotte al minimo, c’è giusto il tempo per fare benzina». Cinque le tappe del circuito tricolore e Mafezzoni, 47 anni, si è sempre piazzato nelle prime posizioni a parte la prova di Sanremo. In compenso è arrivato terzo nel Giro del lago di Garda, ha vinto la prova di Macerata svoltasi in due giorni – dove dopo oltre 380 km è arrivato con solo mezzo secondo di ritardo rispetto al tempo previsto – si è classificato terzo nel tour di 500 km in Piemonte dove il passo più basso era a 2300 metri ed è finito secondo nella prova conclusiva di Cisternino (Brindisi). Mafezzoni ha gareggiato con una GL150 dello stesso tipo di quella che utilizzavano i genitori negli anni Ottanta perché quando si parla di Vespa è ricorrente la mozione degli affetti e ognuno di noi avrebbe qualcosa da raccontare su questo scooter che per tanti giovani ha rappresentato in passato un simbolo di indipendenza.

Club

La passione non si spegne mai, numerosi i Vespa club sorti nel nostro Paese e non ne mancano in provincia di Brescia. Quello di Chiari cui è tesserato Gabriele è tra i più attivi e non si limita a partecipare a gare, il suo obiettivo semmai è quello di mettere assieme appassionati di ogni età in uscite in compagnia senza alcun spirito agonistico. Spiega il presidente Simone Ardolfi che con entusiasmo ha ripreso le redini del sodalizio rifondato nel 2004 dopo lunghi anni di buio e che ora conta quasi 400 tesserati.

Il gruppo di Chiari per le strade della Franciacorta - © www.giornaledibrescia.it
Il gruppo di Chiari per le strade della Franciacorta - © www.giornaledibrescia.it

«Per noi la Vespa è soprattutto un mezzo di conoscenza che permette di esplorare nuove realtà, apprezzare paesaggi mai visti e che sfuggono nella quotidianità. In aprile siamo andati sino a Pontedera per festeggiare i 140 anni di Piaggio ma facciamo anche spostamenti meno impegnativi, come quelli che tutti i venerdì sera di agosto ci hanno portato in ogni punto della provincia. Non occorrono particolari requisiti, se non quello ovviamente di conoscere bene la Vespa che si ha a disposizione, ci vogliono solo un pieno di benzina e tanta voglia di guidare». Si va, come in montagna, al ritmo del più lento e possono partecipare tutti, fra i 18 e i 70 anni in uno scambio continuo di conoscenze per un arricchimento reciproco che cancella le differenze di età. Perché salire su una Vespa ringiovanisce di colpo e fa sentire tutti sullo stesso piano. Ma perché si chiama così? Pare il nome sia stato scelto proprio da Enrico Piaggio che quando vide il prototipo progettato da Corradino D’Ascanio nel 1945 disse: «Ha la vita stretta, sembra una Vespa». E da allora questo nome ha rappresentato un fascino senza età.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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