Paralimpiadi, Romele e il bronzo della perseveranza

Una marcia faticosissima, lunga dieci chilometri, scivolando sulla neve seduto su una carrozzina munita di sci e spingendo a forza di braccia i due bastoncini sulla pista attorno al trampolino di Zhangjiakou. Giuseppe Romele ha fatto l’impresa, salendo sul gradino più basso del podio nei 10 chilometri di sci di fondo ai Giochi Paralimpici di Pechino.
È stata una battaglia a distanza, in una giornata decisamente calda, contro il canadese Colin Cameron, già bronzo nella gara lunga, un duello per la medaglia di bronzo che si è concluso solo sul traguardo.
Il nordamericano era scattato prima del camuno, il quale ha potuto così avere i riferimenti del rivale in tempo reale. All’ultimo chilometro il vantaggio del bresciano era di tre secondi, mentre all’arrivo è stato di 5”3, con l’azzurro che ha bloccato il cronometro a 31’42”5.
Romele ha esultato appena completato la fatica e Cameron è stato il primo ad abbracciarlo. Gesto bellissimo di fair play tra due grandi esponenti dello sci di fondo paralimpico, battuti solo dai padroni di casa Zhongwu Mao (oro in 29’10”7) e Peng Zheng (argento in 30’08”4): due perfetti sconosciuti prima della rassegna paralimpica, ma che sulla neve hanno messo le ali.
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Era da Vancouver 2010 che l’Italia dello sci nordico non calpestava il podio marchiato con i tre agitos, in Cina c’è riuscita grazie al trentenne di Pisogne, nato con una ipoplasia femorale bilaterale e con un passato nel nuoto. Era uno specialista della rana, ma da quattro anni è passato dall’acqua alla neve per coronare il sogno paralimpico. Per farcela ha abbandonato il lavoro da meccanico, si è dedicato a tempo pieno allo sport, sostenuto dalla sua società, la Polisportiva Disabili Vallecamonica.
Nella categoria Sitting, Romele, che attualmente vive a Pian Camuno, era già stato sul podio ai recenti Mondiali di Lillehammer, dove aveva fallito il bersaglio grosso per un errore di valutazione del percorso. Stavolta non ha sbagliato, regalando all’Italia la quinta medaglia a Pechino 2022, così da eguagliare il bottino di Pyeongchang 2018. Parole.
«Sono soddisfatto - dice Romele - perché qualcosa bisognava portare a casa dopo aver lavorato molto. Essere arrivato qui da favorito ed essere sminuito dai cinesi nelle precedenti gare non mi è piaciuto». Ha sofferto, ma non si è arreso. È riuscito a recuperare e ha portato a casa qualcosa di importante: «Avevo perso le speranze di una medaglia, ma ho tirato fuori tutto, anche quello che non avevo. Sono partito e ho detto "Vada come vada"». Luca Pancalli, il presidente del Cip, lo ha definito «un atleta immenso e un ragazzo straordinario». Sedicesimo nella Standing l’altro camuno Cristian Toninelli, anche caduto.
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