Parigi 2024, Jacobs: «Ho cercato di spingere fino alla fine»

Il giorno dopo il quinto posto nella finale dei 100 metri non ci sono comunicati ufficiali sulla salute di Marcell Jacobs. Significa che quello avvertito domenica sera durante la finale dei 100 metri è stato soltanto un crampo, come aveva d’altronde dichiarato il gardesano alla fine della fatica. Come d’abitudine, il campione olimpico di Tokyo (titolo che gli rimarrà a vita) ha affidato a Instagram le sue sensazioni. «Volevo dimostrare ancora una volta che, nonostante tutte le difficoltà che si possano incontrare nella vita, bisogna saper cadere e rialzarsi ogni volta. È ciò che ho sempre fatto», ha scritto nel post.
Questo il primo pensiero del gardesano, che infatti ha dimostrato di essere ancora una volta un uomo da grandi eventi, raggiungendo il picco della forma quando serviva. Come già accaduto negli anni trascorsi, anche qui a Parigi ha completato la fatica a suon di primato stagionale.
«Nella finale – continua Jacobs – ho avuto un’ottima partenza, ho cercato di spingere fino alla fine. Gli altri hanno corso molto forte e io ho dato tutto me stesso».
L’analisi della gara
Questa è la parte più complessa dell’analisi. Lo start è stato da sempre il punto debole del gardesano, che faticava a lanciarsi dai blocchi e a raggiungere immediatamente la posizione di spinta. Tutto ciò fino all’altro ieri, poiché domenica sera la partenza di Jacobs è stata la migliore della carriera. Con una reazione allo sparo di 114 millesimi, il bresciano è stato perfetto al lancio, spingendo da subito in maniera efficace.
Nella graduatoria dei vari segmenti della gara, Jacobs è in testa dopo i 10 metri (1”87) e dopo i 20 (2”92), mantenendosi davanti agli altri fin dopo i 25 metri. Poi ai 30 si è ritrovato terzo con 3”85, posizione che ha mantenuto fino a metà gara (5’’60). Da qui in poi, mentre gli altri acceleravano, Jacobs non è stato capace di cambiare ritmo, alzando le frequenze e cercando di essere maggiormente elastico. Infatti ai 60 metri (6”44) è passato quarto, mentre Lyles, partito peggio di tutti, lo raggiungeva e lo superava. Così poco dopo i 70 metri (7”28) Jacobs è passato in quinta posizione, piazzamento che ha mantenuto fino sul filo di lana, coprendo la distanza col medesimo numero di passi di Tokyo, 45.
Le aspettative
«Raggiungere 9”85 è un risultato importante. Sono un po’ amareggiato perché sentivo che c’era la possibilità di vincere una medaglia». Infatti, a taccuini chiusi alla vigilia della batteria, nella visita a Casa Italia aveva confidato un’aspettativa cronometrica esattamente pari a quella effettivamente raggiunta in pista (9”85), aggiungendo che con quel crono solamente Thompson e Lyles, da lui citati in quest’ordine, gli sarebbero stati davanti.
Mentre Marcell ha fatto esattamente quanto si aspettava – segno di una distanza studiata dal suo staff nei minimi dettagli – altri due hanno fatto meglio di lui, oltre ai fenomeni che si sono divisi l’oro e l’argento per questione di millesimi, Kerley e Simbine. È da qui che nasce l’amarezza, per aver dato il massimo, ma essere rimasto a mani vuote. «Questo ultimo anno è stato complesso, ho dovuto cambiare tutto: paese, allenatore, compagni di allenamento e molto altro. Tuttavia, ho sempre creduto in questo progetto». In questa frase c’è la conferma della bontà tecnica della sua scelta. Ha lasciato Roma e Paolo Camossi, per abbracciare la Florida e Rana Reider. Un cambiamento totale in tutto, pertanto non era possibile apprendere completamente nuove in così poco tempo.
Verso la staffetta
Qui in due giorni si è migliorato di due decimi, quando a Tokyo da un giorno all’altro limò 14 centesimi. Significa che in Francia Jacobs è cresciuto di più tra batteria e finale, ma il suo punto di partenza era troppo alto in termini cronometrici. Gli è mancato frequentare costantemente gare da meno di 10 secondi durante l’anno.
L’exploit di Turku è risultato sporadico, in una stagione in cui la sua media è stata abbondantemente sopra il muro fatidico. Perciò in cuor suo sapeva che più di tanto non poteva fare, ma alla fine di tutto è fiducioso che in futuro si possa ancora crescere, nonostante i 30 anni esatti da festeggiare a settembre.
Intanto più che il futuro anteriore è concentrato su quello prossimo. «Nei prossimi giorni mi concentrerò sulla 4x100, dove darò tutta la mia energia», è la conclusione del messaggio. Prossima fermata la staffetta. Il suo contributo è fondamentale per portare l’Italia prima in finale e poi a cercare di difendere il titolo di Tokyo. Il Comandante dovrà trascinare i colleghi all’impresa stratosferica, che potrebbe dare un nuovo senso alla sua avventura parigina.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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