Marcell Jacobs e il valore del tempo

Gli sportivi sono - giustamente - legati al risultato, perché sull’albo d’oro vanno solo i medagliati e quando il tuo nome non c’è, non c’è una postilla che spiega il perché. Se eri infortunato, a corto di condizione, se sei stato vittima di una falsa partenza o semplicemente non era la tua giornata.
Ma nel caso dell’atletica bisogna anche imparare a valutare con attenzione il valore del tempo. E il 10’’05 stampato in semifinale da Marcell Jacobs, ancorché insufficiente per centrare la prima finale di sempre ad una rassegna iridata, può nascondere un briciolo di ottimismo: in quanti potrebbero permetterselo in assenza di gare e dopo una preparazione costellata da problemi fisici?
Probabilmente non molti e la risposta, nel caso del desenzanese, sta anche nel fatto che quella di ieri è una prestazione che entra nella top 15 del suo personale score sui 100 metri. È il 12° tempo di sempre, per l’esattezza. Ai primi tre posti ci sono le magiche volate valse l’oro olimpico a Tokyo, poi altre tre sole volte sotto il muro dei 10’’, due nella marcia di avvicinamento alle Olimpiadi ed il 9’’95 valso un anno fa l’oro europeo a Monaco di Baviera. Poi nella top 10 si scende e un solo riscontro cronometrico (10’’03 a Padova nel luglio 2019) è antecedente al suo ingresso nell’Olimpo della velocità. L’altra prestazione precedente da 10’’05, in Diamond League a Stoccolma nel luglio del 2021, quando fu salutata come il biglietto da visita per presentarsi ai Giochi da accreditato ad un posto in finale.
Già, il tempo. Lo stesso di ieri. Magari da qualcuno salutato come un ennesimo flop, eppure identico a quel crono che gli servì per arrivare poi in cima al mondo in Giappone.
Questione di momenti, di condizione, di popolarità. Quando dai, tutti chiedono di più. Per Jacobs è così, ma da questo 10’’05 ha detto lui stesso che intende ripartire. La missione primaria sarebbe tornare un anno dopo l’ultima volta sotto il muro dei 10 secondi. O almeno arrivare a 10’’ netti, il che consentirebbe di strappare il minimo per le Olimpiadi di Parigi 2024.
In vista di quell’appuntamento, è necessario però che il desenzanese trovi continuità nelle uscite, perché solo così potrà crescere di condizione. Solo così potrà tornare a correre ad altissimi livelli. Solo così potrà difendere quell’oro che ad adesso in tanti rivali ancora gli invidiano. Solo così potrà rientrare nel Gotha dei 100 metri anche a livello mondiale. Solo così non dovrà giustificarsi. Questione di tempo.
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