Era poco più che un ragazzino Luigi Uberti quando, nei primi anni sessanta, per le strade del quartiere San Giovanni Bosco, a sud della ferrovia, vigeva la regola del più forte e guai a chi si ribellava. Stanco dei continui soprusi, allora, provò a dedicarsi alla boxe. «Ma si prendevano troppe botte, uno sport che non faceva per me».
Troppo caro un kimono per le arti marziali («la mia famiglia non poteva permetterselo»), in terza media scoprì che praticare la lotta non costava nulla. Attratto da questa nobilissima disciplina, inserita nel programma delle Olimpiadi antiche già 2.700 anni fa, non l’ha mollata più. Specializzatosi nella greco-romana, è diventato uno degli atleti italiani di punta, ha proseguito come allenatore di successo anche in Nazionale ed è uno dei più convinti divulgatori della disciplina in provincia di Brescia.


