Altri sport

Giada e Khadija, di corsa mano nella mano anche contro i pregiudizi

La prima è guida della seconda, ipovedente: insieme nella campestre hanno vinto l’Italiano. Sono entrambe di Gardone Val Trompia
Franco Colombrino, Giada Montini, il preside dell’istituto Canossi, Maurilio Specchia, Khadija Bouraja e Biagio Telò
Franco Colombrino, Giada Montini, il preside dell’istituto Canossi, Maurilio Specchia, Khadija Bouraja e Biagio Telò

Ci sono ogni tanto quelle storie che servono a ricordare come lo sport non sia soltanto una questione di coppe, palmares e risultati. Storie come quella di Khadija Bouraja e Giada Montini, le due giovanissime gardonesi che corrono tenendosi per mano contro i pregiudizi e le difficoltà.

Inizi

La loro avventura sportiva inizia a settembre quando le due decidono di partecipare al centro sportivo studentesco, un’iniziativa extracurriculare che si svolge il venerdì pomeriggio al campo sportivo offerta dalle scuole medie di Gardone Val Trompia, dove Giada frequenta la prima e Khadija la seconda. Qui le ragazze si incontrano per la prima volta e iniziano a passare insieme tutti i venerdì.

Dopo qualche settimana Khadija manifesta il desiderio di poter partecipare alla gara campestre. Ma non è cosí semplice: è ipovedente, è nata cieca da un occhio e un incidente ha compromesso poi la vista anche dell’altro. Ora vede solo i colori forti, perciò non può correre da sola. È Giada allora ad offrirsi: vuole aiutarla e diventare la sua guida per partecipare alla categoria «cadette n.v.». Nessuna delle due ha mai fatto atletica leggera: Giada ha alle spalle qualche anno di nuoto, ma non ha mai corso; Khadija da parte sua non ha mai praticato sport.

Amiche come sorelle, un legame che va al di là della pratica sportiva - © www.giornaledibrescia.it
Amiche come sorelle, un legame che va al di là della pratica sportiva - © www.giornaledibrescia.it

Emozione

Legate da una corda per i polsi le ragazzine iniziano quindi ad allenarsi sotto la guida del professor Biagio Telò al centro sportivo studentesco. «Il ruolo della guida nella campestre è fondamentale - spiega Telò -. La campestre è una disciplina che si svolge in percorsi naturali, quindi Giada deve avvertire Khadija di eventuali rami, rocce, terreno irregolare, curve. Secondo le regole può stare solo a lato o dietro la compagna, e guidarla solo con la voce o tirando la corda che le lega».

Le ragazzine partecipano quindi alle gare provinciali, dove quello che era nato come un gioco tra due ormai amiche inizia a prendere forma anche nei risultati sportivi. Giada e Khalija si classificano prime ai provinciali a dicembre e accedono ai regionali di Cinisello Balsamo, classificandosi di nuovo prime nella loro categoria, la campestre. Da qui passano poi ai Nazionali di Caorle, dove a fine marzo salgono di nuovo sul primo gradino del podio, diventando campionesse italiane.

«È nato tutto per gioco - dice Lara Zanardini, mamma di Giada - e ora si è trasformato in una bellissima amicizia con una grande soddisfazione da parte di entrambe. Si stanno muovendo in un ambiente come quello sportivo che offre tantissime opportunità e conoscenze, e lo fanno anche contro tanti pregiudizi». E in futuro? Continuare a correre mano nella mano. «Ormai si definiscono sorelle».

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