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Fu fermata a un passo dalle Olimpiadi, ora ricostruisce il suo sogno: la storia di Cami Csernescki

Un sospetto cavillo la fermò a un passo dai Giochi di Torino del 2006. Ora per la romena è pioggia di medaglie nello sci di fondo
Cami Csernescki, atleta della Nazionale azzurra
Cami Csernescki, atleta della Nazionale azzurra
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Quella fisioterapista arrivata dalla Romania è brava. Per tutti è Cami (diminutivo di Camelia), perché il cognome Csernescki rischia di essere pronunciato male. Ha cominciato, come tante, a fare sostituzioni nelle palestre, presto si è costruita un gruppo tutto suo e c’è chi si prenota per le sue lezioni.

Non hanno nulla di agonistico o ansiogeno, l’istruttrice specializzata in chinesiterapia e posturologia come prima cosa chiede ad allieve ed allievi di rilassarsi con esercizi di respirazione per ritrovare serenità dopo una giornata di lavoro. È fondamentale soffermarsi solo su quello che si fa al momento, godersi il presente. Cami ascolta, si apre agli altri, consapevole che il benessere mentale sia correlato a quello fisico. Poi un giorno - su richiesta dei suoi clienti - comincia a parlare lei e la sua è una storia che spezza il cuore.

La storia

È quella di una ragazzina che manifesta una grande passione per lo sci di fondo, lascia presto casa per allenarsi in un centro federale, dove non smette di studiare. In Romania si stanno esaurendo gli anni del regime di Ceausescu, che mentre coltiva il culto della propria personalità fa finta di non vedere le file dei connazionali per ore in fila a comprare il pane razionato con la tessera. Anche in casa Csernescki la vita è dura, perché anche se entrambi i genitori lavorano come operai, i salari sono bassissimi e la famiglia è completata da altre tre figlie.

Camelia riesce a entrare anche in un gruppo sportivo militare. Quanto le danno basta giusto per regalare un telefonino ai genitori. E allora, come tanti, sceglie di venire in Italia dove, assieme a un lavoro, potrà trovare la possibilità di allenarsi meglio e continuare a sognare i cinque cerchi. Brescia è la sua nuova patria.

L'odissea

Siamo nel 2000, per gli stranieri la vita da noi è difficilissima. «Ho accettato mille occupazioni - ricorda oggi Cami - per non perdere il permesso di soggiorno. Fra un allenamento e l’altro andavo a stirare le camicie. Intanto ero riuscita a laurearmi in Scienze motorie. Svolgere il mio lavoro era complicato, mi accontentavo di poche ore, spesso mal pagate. Ho stretto i denti, aspettavo i Giochi Olimpici del 2006 a Torino, lì mi sarei presa tutte le rivincite perché con i risultati ottenuti ero diventata ormai la seconda rumena più forte del mio Paese e mi ero guadagnata la qualificazione».

La doccia fredda il giorno di ricevere il pass nel villaggio olimpico. «Non risultava nessuna Csernescki, la Federazione non mi aveva iscritto alle gare».

Per anni Cami ha chiesto le motivazioni a chi di dovere, senza ricevere risposte. Allora le ha trovate lei. «Ufficialmente - racconta - si è trattato di un cavillo burocratico. Il mio sospetto è che la smania di presenzialismo dei dirigenti federali avesse ridotto al minimo gli accrediti per gli atleti». La botta è fortissima, Camelia ritorna piangente a Brescia, i suoi sogni sembrano infranti per sempre.

Il lieto fine

Per fortuna trova la felicità di una famiglia, sposa Franco, diventa madre di Anna e Pietro, porta a Brescia le sue sorelle, comincia a imporsi come fisioterapista di successo e dello sci non vuole sapere più nulla, pur mantenendosi in forma con altri sport. Ma è proprio raccontando la sua storia che Cami si guadagna un’altra chance.

Spontaneo, nasce un gruppo di lavoro che si propone di riportarla alle gare, stavolta nel settore amatoriale, perché la Csernescki (classe 1979) non ha più l’età per proporsi a livello agonistico (anche se, tutt’oggi, batte atlete più giovani). Vince gare di livello internazionale. Purtroppo è costretta a saltare i Mondiali 2020 per il Covid. 

Ormai la strada è tracciata e nei giorni scorsi la nostra fondista, ormai diventata italiana, alla rassegna iridata di Seefeld, con ben 3 medaglie, si è presa le soddisfazioni che un giorno le furono negate. E c’è ancora un sogno da riacchiappare. In Val di Sole, nel 2024, verranno organizzare le Olimpiadi dedicate ai Master: quello che un giorno le fu negato da agonista, Camelia potrà riprenderlo quasi 20 anni dopo. In maglia azzurra, con il sostegno di una famiglia e dei tanti amici che ha saputo conquistarsi in questi anni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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