De Gennaro e la vita d’oro: «Turista a Parigi e se serve portabandiera»

È bagnato dalla testa ai piedi e sorride a tutti come un bambino. È stato appena eliminato nei quarti di finale del kayak cross, ma Giovanni De Gennaro è un uomo felice. Il titolo olimpico del k1 slalom lo ha fatto entrare in una nuova dimensione e nella zona tecnica del canale di Vaires-sur-Marne, tutti lo avvicinano per complimentarsi.
Giovanni, come giudica la prima edizione olimpica del kayak cross?
«Tutto sommato, ci sono arrivato più forte di quello che pensassi, perché nel primo turno e nelle batterie sono andato molto bene, per questo fa male uscire ai quarti, perché non è stata una gara molto chiara e pulita, direi abbastanza ai limiti del regolamento visto il comportamento del polacco. Pensavo di passare, quindi c’è un po’ di rammarico nel non aver raggiunto la semifinale».
È un format da cambiare?
«Non va bene, perché le regole non sono ancora chiare. Abbiamo delle penalità, dei salti di porta, delle squalifiche assurde, perché vengono aggiunti cavilli a ogni gara. Oggi penso che il polacco mi abbia svantaggiato, mi aspettavo che venisse punito e invece niente. Detto questo, spero comunque che resti ai Giochi, perché è un’occasione di medaglia in più».
Considerando che le barche sono tanto diverse, anche le abilità richieste sono diverse?
«Certamente, nel cross serve molta più forza. La barca dello slalom classico è in carbonio, è lunga tre metri e cinquanta centimetri e pesa nove chili. Quelle del cross sono in plastica, pesano 18 chili e sono lunghe meno di tre metri. Partendo dalla rampa serve più rigidità e resistenza. La plastica dura di più, mentre il carbonio rischierebbe di rovinarsi con gli ostacoli».
Voi canoisti dovete acquistare le barche per gareggiare. È un investimento cospicuo?
«Una barca classica costa tra i 2.300 e i 2.400 euro, mentre una da cross oscilla tra i 1.500 e 1.600 euro. Ne servono almeno un paio di entrambi i formati per stagione».
Ha realizzato di essere diventato campione olimpico?
«Quella tra domenica e lunedì è stata la prima notte in cui sono riuscito a prendere sonno. Ho dormito sette ore, quindi un record. Le altre notti nulla. Continuavo a pensare alla gara che avevo fatto. Ancora non mi sono abituato al pensiero di essere un olimpionico, sono sincero».
Programmi per i prossimi giorni?
«Mi fermerò ancora qui a Parigi rientrerò a Brescia tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. Poi farò un po’ di vacanza, durante la quale festeggerò con amici e concittadini, quindi tornerò a lavorare sodo per le prove di coppa del mondo di settembre».
La cosa più bella che le è capitata dopo la vittoria?
«Ho ricevuto tanti messaggi, anche da persone che ammiro molto, ma che mai avrei pensato si avvicinassero al mio sport. Ringrazio tutti di cuore. La cosa più bella è aver visto e rivisto le immagini dei miei familiari e dei miei amici festanti sulle tribune. E poi le telefonate dei parenti o degli amici lontani che non sentivo da tempo. Loro erano commossi e hanno fatto commuovere anche a me».

Cosa le piacerebbe vedere prima della partenza da Parigi?
«Un sacco di altri sport diversi dalla canoa. Alcuni biglietti li ho già comprati, altri vedrò di trovarli strada facendo».
Qual è il suo sport preferito?
«Il basket, sono un fanatico della Nba. Quindi domani sera (stasera per chi legge, ndr) andrò a Bercy a vedere gli Stati Uniti contro il Brasile. Sarà emozionante poter osservare da vicino i giocatori più forti del mondo. Aldilà della pallacanestro, seguo anche altre discipline e mi piacerebbe davvero fare il tifoso, incitando gli italiani che gareggeranno fino a domenica».
Si fermerà fino alla cerimonia di chiusura?
«Formalmente sarò parte della squadra fino a domani mattina (stamani per chi legge, ndr), poi gli altri giorni mi fermerò qui in maniera privata, per godermi l’Olimpiade da tifoso e Parigi da turista. Penso che sia il primo regalo che mi concedo dopo aver vinto l’oro. Quindi non penso di andare alla chiusura, a meno che...».
Dica pure?
«Non so con quale criterio venga scelto il portabandiera nella cerimonia di chiusura. Caso mai non arrivassero ori nella seconda settimana, sarei eventualmente disponibile. Ma mi sa che ci sarà qualche altro azzurro vincente e quindi toccherà a lui sventolare il tricolore domenica sera».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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