Chevrolet. Viaggi low cost per famiglia

Dall'inviato
Massimo Cortesi
VALENCIA (Spagna)
In tempi di crisi, il prezzo fa certo la differenza. E se al prezzo si aggiunge la sostanza nel prodotto, non è difficile ipotizzare un buon successo di mercato.
E questa dovrebbe essere proprio la strada che è destinato a percorrere l'Orlando, il nuovo monovolume con cui Chevrolet intende competere, senza neppure celare troppo le ambizioni, nell'area dei veicoli destinati alle famiglie, con figli, nonni, cane e bagagli al seguito.
E l'Orlando fornisce un'ottima risposta a queste esigenze, sia grazie a spazi interni generosi, anche per sette persone, (ma non penalizzati da ingombri esterni proibitivi per il traffico urbano), sia grazie ad un rapporto qualità-prezzo che promette, almeno al primo approccio, di essere ai massimi livelli.
Realizzato sul pianale della Cruze (la berlina quattro porte più venduta in Italia), l'Orlando si presenta con una linea forte e squadrata, non priva di equilibrio e che risulta particolarmente piacevole soprattutto nelle tinte chiare e pastello (a noi è piaciuto soprattutto bianco). La lunghezza di 4,65 non traspare, proprio a causa delle linee muscolose (la larghezza è di 1,83), mentre l'accessibilità si rivela molto agevole, grazie alle grandi portiere; anche salire nella terza fila di sedili non è poi così complicato e, una volta comodamente seduti, non si soffre dell'«effetto cocker».
Gli interni sono razionali, con tutto a portata di mano, realizzati sulla base dell'enorme esperienza di mercato di Chevrolet (che è il 4° costruttore di auto al mondo e che nei primi mesi del 2010 ha venduto 3,1 milioni di veicoli). Le plastiche della plancia non intendono certo competere con le «über alles» dei tedeschi, ma non sono affatto disprezzabili al tatto e non propagano riflessi fastidiosi. Molto chiara la strumentazione, la cui consolle gode di una piacevole retroilluminazione di colore blu, come pure il navigatore (di serie sulle versioni Ltz). Potente, com'è tradizione, l'impianto di climatizzazione automatico (di serie su tutta la gamma). Le ampie vetrature non creano problemi alla visibilità in ogni direzione, neppure in manovra, anche perché la carrozzeria squadrata consente un'agevole valutazione degli ingombri.
Utilizzando solo cinque sedili, l'Orlando offre un bagagliaio che, con i suoi 458 litri, è più che adeguato alle esigenze di una famiglia media.
Sotto il cofano, Chevrolet propone due Diesel, entrambi 2.0 litri, con potenze di 130 o 163 Cv (quest'ultimo abbinabile anche al cambio automatico) o un benzina 1.8 da 141 Cv.
Quest'ultima unità, che con l'allestimento LT ha un eccellente prezzo di 19.600 euro, è da consigliare a chi percorre non troppi km all'anno, non perché beva esageratamente, anzi, ma perché il rendimento, soprattutto a pieno carico dei Diesel, in termini di ripresa e consumi, è proprio tutta un'altra cosa.
Oltre al 1.8, sulle strade cittadine, le autostrade e le colline attorno a Valencia, abbiamo provato a lungo la versione Ltz 2.0 Diesel da 163 Cv con cambio automatico, a nostro avviso la combinazione migliore, anche se il listino qui sale a 25.600 euro (comunque sempre assai meno anche di concorrenti con meno cavalleria e senza cambio automatico).
La potenza e la coppia disponibili (tra l'altro già a 2.000 giri) sono più che abbondanti e consentono anche di condurre l'Orlando con piglio sportivo, utilizzando i «paddles» dietro il voltante e contando su un reparto sospensioni magari un po' rigido e non proprio silenzioso sullo sconnesso, ma certo fornitore di grande precisione di guida e stabilità. Anche messo alla frusta sulle strade di montagna, l'impianto frenante ha risposto con efficacia.
La forza della proposta Orlando, come abbiamo detto, è però nel listino, soprattutto se confrontato con la dotazione di serie, che è completa già dalla versione LT (ce n'è, del resto, solo un'altra, la LTZ), soprattutto in tema di comfort e sicurezza. Poche le dotazioni a richiesta sulle versioni top e riguardano in modo particolare le dimensioni dei cerchi (se proprio li volete da 18"...) e la vernice «micalizzata». Davvero niente male.
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