An tra confusione e nervosismo: il flop in Coppa Italia scuote l’ambiente

Parla il presidente Malchiodi dopo il terzo posto: «Ora cattiveria e fame di vincere»
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AN IN FINALE DI CHAMPIONS

Quanto pesa una sconfitta? Per calcolarlo servirebbe sommare delusione, vergogna e aspettative. Il terzo posto in Coppa Italia, conquistato battendo Savona 14-8, per l’An Brescia ha il peso di un fallimento.

La mancata finale per la società guidata dal presidente Andrea Malchiodi ha il sapore di una disfatta che per l’An diventa storica: per la prima volta dopo nove anni di battaglie, la squadra bresciana è stata solo spettatrice dell’ennesima vittoria della Pro Recco (12-8 su Ortigia). «Non ci nascondiamo – ammette Malchiodi – siamo andati a Genova con un obiettivo chiaro e preciso. Una convinzione motivata dalle qualità di questa squadra e dalle prestazioni offerte sia in campionato sia in Champions League. Una stagione brillante fino a questa Final Eight: nervosismo, confusione, indecisione. Ora ci chiediamo il perché di questa disfatta».

Fra le poche certezze c’è sicuramente una tesi che non può essere confutata: una squadra che brilla in Europa, in un girone di altissimo livello, e che strappa un bel pareggio in casa di Recco solo pochi giorni fa, non può diventare improvvisamente una squadra mediocre. «È stato sicuramente un fattore mentale – dice il vice presidente Alessandro Morandini – abbiamo percepito la paura di perdere. È una grandissima delusione perché era il primo obiettivo stagionale. Pesa molto perché noi come società e loro come professionisti, facciamo sacrifici per arrivare a giocare questi trofei. Spero che questa sconfitta serva come benzina per alimentare un motore che non ha funzionato».

Parole chiare

La società non ha mancato di fare presente al gruppo il proprio disappunto: «Ho chiesto se sono consapevoli della fragilità che ognuno di loro ha manifestato in queste partite, non assumendosi la responsabilità che il ruolo di favoriti comporta – racconta il presidente Malchiodi – . Si diventa campioni se si è campioni ogni giorno. Questa sconfitta deve trasformarsi in cattiveria e fame di vincere, ogni partita deve diventare una finale. Vogliamo una risposta già domani in Champions: gli obiettivi non cambiano, dobbiamo aver voglia di conquistare ogni successo».

Questa brutta storia per l’An ha ribadito una cosa: nello sport per vincere non bisogna dare mai per scontato niente. Lo ha fatto l’An, molto probabilmente inconsciamente, lo ha fatto tutto l’ambiente pallanuotistico italiano che è arrivato a Genova con la sicurezza di vedere la solita finale. «Non ci nascondiamo – ha detto il ct della Nazionale Sandro Campagna parlando a fine partita con Malchiodi e Morandini – siamo arrivati tutti qua pensando alla finale. Ma nulla può più essere dato per scontato».

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