Addio a Domenico Bisleri, maestro del «balù»

Lunedì è stato un giorno triste. A 87 anni, si è spento Domenico Bisleri, un monumento del calcio bresciano. Il maestro del «balù» ha lasciato la moglie, i quattro figli e la sua squadra di amati nipoti. Ma anche la sua inseparabile bici, la collezione di bistrattati berretti e un esercito di ex calciatori in erba.
Mènec, come era chiamato da tutti, ha allenato migliaia di ragazzi. L’ha fatto dagli anni ’60 fino a non molto tempo fa, con competenza e passioni autentiche. Da Botticino alla Pendolina, da Chiesanuova alla Pavoniana. E in infinite altre società. Troppe per scriverle e ricordarle tutte.
Nessuno invece potrà dimenticare il volto perennemente attraversato da un sorriso, lo sguardo acceso da una profonda passione per la vita, la parola mai banale e sempre convincente. Bisleri è stato per la stragrande maggioranza dei ragazzi che ha allenato il mago capace di plasmare in disciplina la naturale e confusionaria propensione al pallone. Calciare allo sfinimento di piatto destro e sinistro, di collo e di esterno, inzuccare la palla prima che fosse la palla ad inzuccarci, non fosse stato per il suo entusiasmo, sarebbe stato poco più elettrizzante dei compiti di scuola.
Era l’epoca del calcio genuino, giocato con le scarpette di cartone su terra battuta abrasiva, inseguendo timidamente il sogno di diventare Paolo Rossi e non facendosi inseguire dall’arrogante pretesa di essere come Messi. Mènec interpretava quello spirito e il suo ruolo da maestro. Non da professorone, ma da educatore e amico dei bambini. Che oggi, adulti, hanno ancora negli occhi il muro tempestato di bersagli da centrare sia di destro che di sinistro, sulla fronte i segni di quei ruvidissimi palloni da non sbucciare per non farsi sbucciare e nelle orecchie le sue massime. «'Ndrisa le öche» urlava Bisleri, mentre paonazzo saltava sul berretto sbattuto a terra, al disperato che aveva incrociato troppo la sua Tepa sport, mancando un gol già fatto. Sembra di sentirlo ancora, mentre in sella alla sua löca pedala verso un campo da calcio tra le nuvole, da dove potrà seguire tutti i suoi ragazzi.
Pierpaolo Prati
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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