Scuola

Nelle scuole bresciane 7 studenti su 10 scelgono l’ora di religione

Percentuale più elevata nei licei e nei tecnici. Gli insegnanti sono più di 600 in provincia
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Nel Bresciano gli insegnanti di religione sono più di 600 © www.giornaledibrescia.it
Nel Bresciano gli insegnanti di religione sono più di 600 © www.giornaledibrescia.it

In Italia va sotto l’acronimo di Irc, insegnamento della religione cattolica. In altri paesi europei cambia nome, ma la materia è presente in quasi tutti gli stati dell’Unione. Gli unici paesi in cui non è prevista sono la Francia (ad esclusione dell’Alsazia e della Mosella), la Slovenia, la Bulgaria e la Bielorussia. In Spagna l’insegnamento è previsto dalla scuola dell’infanzia al liceo, liberamente scelto dagli alunni o dai genitori; lo stesso in Portogallo e in Germania, qui in alternativa ci sono corsi di etica o filosofia; in Repubblica Ceca è opzionale e facoltativa, inserita dopo l’orario obbligatorio; in Slovacchia si può optare tra religione e etica; in Belgio entra nel curriculum personale dell’allievo e fa media.

I numeri

A livello nazionale, stando ai dati Cei, si avvale dell’insegnamento l’84,05% degli alunni, con una diminuzione dello 0,39% rispetto all’anno precedente. Nelle scuole dell’infanzia si avvale l’87,69%, l’88,13 nella primaria, l’85,15 nella secondaria di primo grado (le medie) e il 78,03 nelle superiori. E nel Bresciano? Nella nostra provincia 7 alunni su 10 scelgono di frequentare le lezioni Irc, per la precisione il 73%.

Se andiamo a guardare nel dettaglio i dati – comprensivi di scuole paritarie cattoliche e non – risulta che nell’anno scolastico 2018/19 alla primaria erano iscritti alle lezioni Irc il 78% degli alunni, l’80% del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado) e il 75% delle superiori. Lievi cali negli anni scolastici seguenti fino ad arrivare al 2023/24 con il 73% totale (74% nel primo ciclo e il 72% alle superiori). Un dato sotto la media nazionale, ma in linea con il nord d’Italia (al sud la media è sul 95%).

«Questo insegnamento viene ancora apprezzato e per questo siamo contenti» dice Giovanni Ghidinelli, responsabile Irc della diocesi di Brescia.

«La lieve flessione annuale è dovuta alla secolarizzazione della società e alla fatica di alcune famiglie a cogliere il valore conoscitivo e formativo dell’Irc, confondendola con la catechesi, e alla difficoltà per le famiglie degli alunni stranieri nel comprendere il carattere culturale della disciplina». Le medie, però, appiattiscono la realtà: nella scuola secondaria di secondo grado la frequenza, infatti, è più elevata nei licei e nei tecnici, mentre si abbassa in modo significativo nei professionali.

Gli insegnanti, tra scuola statale, paritaria e Cfp, sono 643 specialisti, «a cui si aggiungono – dice Ghidinelli – un centinaio di titolari di classe e le numerose insegnanti idonee delle sezioni delle scuole dell’infanzia Fism; degli specialisti, 121 sono in ruolo e cioè assunti a tempo indeterminato dallo Stato, di questi soltanto due sono presbiteri». Il titolo di studio richiesto è la laurea magistrale o licenza in scienze religiose (5 anni) conseguito in un Istituto superiore di scienze religiose che a Brescia è gestito dall’Università Cattolica.

In classe

A differenza di quanto pensano in molti, non è catechismo e non si prega ad inizio lezione: «Durante l’ora settimanale si insegna religione cattolica – spiega Ghidinelli –, ma in dialogo con le altre tradizioni religiose e culturali. La maggior parte delle classi sono multiculturali e non è raro che partecipino anche non cristiani: ci sono agnostici o ragazzi di altre religioni che apprezzano conoscere il patrimonio culturale della religione o avere un panorama culturale più ampio».

E alcuni ne hanno anche bisogno come chi, tanto per fare un esempio, studia storia dell’arte o letteratura. «Alcuni ragazzi – aggiunge – si avvicinano a noi insegnanti per curiosità, chiedendo di cosa si parla durante l’ora Irc;dopodiché chiedono alla famiglia di avvalersi, alcuni riescono a convincere i genitori, altri aspettano la maggiore età per poi partecipare. Non è sempre facile per le famiglie capire».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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