Scuola

La Gilda degli insegnanti teme l’AI: «È troppo potente»

Anita Loriana Ronchi
Nel discorso sull’intelligenza artificiale generativa a scuola c'è chi – come il docente bresciano Gianluigi Dotti – mette in guardia dai pericoli del digitale, puntando i riflettori sullo sviluppo del pensiero critico
L'AI generativa è sempre più usata anche a scuola - Foto Pexels
L'AI generativa è sempre più usata anche a scuola - Foto Pexels
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L’ha dimostrato la pandemia: le nuove tecnologie digitali possono essere una risorsa per le istituzioni scolastiche. Ed anche la loro ultima frontiera, l’intelligenza artificiale, se correttamente utilizzata, potrebbe essere un aiuto per originare, ad esempio, modalità di apprendimento potenziate. Ma i rischi non mancano, e la materia è ancora tutta da regolamentare.

I danni del digitale

Lo rileva Gianluigi Dotti della Gilda degli insegnanti, che a livello nazionale ha tenuto un convegno sul tema nell’ottobre dello scorso anno: «Il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara (intervenuto anche ieri a un convegno in Regione su queste tematiche, ndr) continua a parlarne in termini positivi, ma sappiamo che in questi ultimi anni il digitale ha recato danni all’apprendimento degli studenti e che non è la vera soluzione. Lo ha messo in luce anche un’indagine della VII Commissione del Senato. Riteniamo – sottolinea Dotti – che l’IA vada sicuramente bene per il mercato del lavoro, tuttavia le ricadute sui giovani di una tecnologia così potente ci sono, anche per quanto riguarda lo sviluppo di un pensiero critico».

Proposte

Che occorra verificare la veridicità delle informazioni che ChatGpt o altri algoritmi forniscono, dato che rappresentano modelli statistici ma non possiedono la capacità di ragionare, è d’accordo Luisa Treccani, segretaria Cisl scuola. «Sicuramente gli studenti non devono essere lasciati allo sbaraglio, vanno preparati così come è necessaria una formazione ad hoc per i docenti», commenta Treccani.

Tuttavia, sottolinea la sindacalista, cercare di fermare l’innovazione o ignorare che tali tecnologie esistano, nella scuola non è possibile.

«Non possiamo far finta di niente – afferma Treccani – e chiuderci in una campana di vetro. È logico che l’impiego di questi strumenti richiederà un nuovo sforzo e che va gestito, nelle scuole, tenendo conto degli aspetti sia etici, sia scientifici. Sono comunque convinta che essi possano fornire un contributo alla relazione tra ragazzi e insegnanti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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