Università

Gli auguri di Pasqua del rettore Maurizio Tira

Il messaggio in collegamento con gli studenti: «Il nostro Paese non sarà più come prima, abbiamo il dovere di immaginare come dovrà essere»
Il rettore Tira in collegamento con gli studenti
Il rettore Tira in collegamento con gli studenti
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Alla vigilia di Pasqua arrivano gli auguri del rettore dell'Università degli studi di Brescia, Maurizio Tira. In collegamento con i suoi studenti, Tira ha voluto dare un messaggio in questo periodo di distanziamento sociale e nuove sfide dovute all'epidemia da coronavirus: «Non basta sapere che il nostro Paese non sarà più uguale a prima: abbiamo il dovere di immaginare come dovrà essere e credo questo compito spetti in modo del tutto particolare alle comunità universitarie»

Qui il testo integrale:

Appartengo ad una generazione che si era illusa di godere di uno sviluppo illimitato, perché non tolleriamo facilmente limiti alle nostre potenzialità. Certo non pochi di noi hanno da tempo cercato di sollevare il velo sulle drammatiche conseguenze di questa illusione, sulle criticità ambientali, sulla limitatezza delle risorse.
Come Università abbiamo costruito percorsi di coscientizzazione, stiamo riorientando le nostre ricerche e i nostri insegnamenti nella direzione di un modello di sviluppo sostenibile, stiamo cercando di cambiare i nostri edifici e le nostre abitudini.

Forse però non siamo mai usciti da quell'illusione, ora irrimediabilmente infranta. In questi giorni andiamo spesso con la memoria ai racconti dei nostri padri e dei nostri nonni, per trovare spunti per la ricostruzione del nostro Paese, insieme all'Europa e al mondo intero. Tuttavia è bene ricordare che non stiamo uscendo da una guerra, dove l'uomo si scagliò contro altri uomini per sete di potere o denaro, dove pochi comandarono e molti ubbidirono. Stiamo vivendo una crisi sanitaria, che è legata a meccanismi naturali, sui quali abbiamo agito con responsabilità molto diffuse, anche se ancora poco chiare.

Non basta sapere che il nostro Paese non sarà più uguale a prima: abbiamo il dovere di immaginare come dovrà essere e credo questo compito spetti in modo del tutto particolare alle comunità universitarie. Questi luoghi del pensiero che difendono da secoli il sapere stanno riscoprendo una nuova coscienza del loro ruolo. Avevamo già iniziato a chiamarla «terza missione», adesso è chiaro che si tratta di responsabilità sociale per il territorio!

Nella didattica a distanza abbiamo riscoperto la nostalgia per l'incontro e la voglia di partecipare: i nostri studenti e le nostre studentesse pongono più domande collegati da remoto di quante ne facessero in aula in presenza.

Nella riorganizzazione delle attività di ricerca ci stanno venendo idee a non finire: abbiamo raccolto decine di proposte in pochi giorni per nuove attività interdisciplinari, volte all'applicazione più intelligente delle tecnologie.

Nella cura abbiamo trovato soluzioni, spesso con pochi mezzi, per non lasciare indietro nessuno, per accogliere nelle strutture sanitarie oltre ogni possibile immaginazione. I nostri colleghi hanno prodotto uno sforzo immenso, senza mai pensare per un attimo di mollare, senza guardare ai turni, finanche alle gerarchie, insieme a giovani medici brillanti e generosi. Hanno mostrato al mondo cosa voglia dire un sistema sanitario pubblico al servizio di tutti.

Nella distanza abbiamo riscoperto il senso di comunità, quando l'altro ieri tutti, studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti ci siamo incontrati in una grande videoconferenza per scambiarci gli auguri di Pasqua, la festa della Resurrezione di Cristo!

La cifra costante degli auguri che ci scambiamo e riceviamo è la speranza, spesso a prescindere dalla fede. È per tenere viva la speranza che abbiamo continuato le attività universitarie a distanza, che abbiamo fatto esami, laureato giovani, tanti dei quali si sono impegnati da subito nell'assistenza sanitaria.

È evidente che le lotte che conduciamo nella nostra vita traguardano qualcosa che va oltre noi e oltre il tempo che viviamo. Nasciamo e cresciamo pensando di essere eterni, che la morte non ci fermerà mai. Poi perdiamo questa illusione, ma non la trasformiamo in fiducia. 

Proviamo a trasformare l'illusione dello sviluppo illimitato, nella speranza verso un destino di felicità senza fine: buona Pasqua!

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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