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Salti sotterranei oltre i mille metri


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24 gen 2012, 06:00
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Certamente è capitato a molte persone, affacciate su un'alta scogliera, di gettare una pietra in mare e contare i secondi trascorsi dal momento del lancio all'istante del suo ingresso in acqua.

Lo speleologo Paolo Rucavina, impegnato la scorsa estate con gli amici del Gruppo Grotta Continua di Trieste nell'esplorazione di una grotta recentemente scoperta nelle Prealpi Giulie, ha fatto lo stesso gesto sporgendosi, nel buio più totale, su un abisso sconosciuto che gli ha comunicato un vago senso di inquietudine misto a sorpresa: «Quando lanci un sasso e quello rimbalza per infiniti otto secondi e poi non riesci a sentire l'ultimo tonfo vuol dire che sotto qualcosa di straordinario c'è ed è scavato nella roccia», ha esclamato fuori dalla grotta.

Il mostro vertiginoso modellato con pazienza nel calcare friulano dalla natura, e da questa conservato gelosamente fino ad oggi, è stato successivamente attrezzato, disceso e rilevato, totalizzando la misura straordinaria di 495 metri, che gli conferisce il primato della verticale unica più profonda in Italia.

Tale misura gli assegna anche il settimo posto nella particolare graduatoria mondiale di queste affascinanti morfologie sotterranee, vertigini misteriose protese verso il centro della terra.

L'ingresso della nuova grotta, che è stata chiamata «Firn», si apre in prossimità del confine con la Slovenia, e la lunghissima verticale che ha inizio poco più in basso è stata dedicata a Fabio Scabar, uno speleologo friulano recentemente scomparso.
La scoperta non ha solo un'evidente rilevanza speleologica ed esplorativa, ma anche scientifica, ed è nata nel contesto del progetto di ricerca glaciologica «Criosfera» coordinato dall'Università di Trieste.

La nuova grotta fortuitamente scoperta si apre alla quota di 2300 metri sul livello del mare, sotto la Sella Ursich, proprio sul ghiacciaio orientale del Canin, che fa parte del gruppo di quelli posti a quota più bassa di tutto l'arco alpino e oggi in particolare sofferenza.

Il massiccio del Canin, noto soprattutto per le drammatiche vicende accadute attorno alle sue cime nel corso della Prima Guerra Mondiale, costituisce oggi un'area di interesse europeo per i suoi elementi di pregio di carattere naturalistico, soprattutto geologici e speleologici.

Sul versante opposto del Monte Canin a quello sul quale si apre la grotta «Firn» va infatti ricordato che esiste, in territorio sloveno, il pozzo chiamato dagli speleologi locali «Vrtiglavica» che rappresenta, con i suoi 643 metri, la verticale unica più profonda del mondo.
Del gruppo che ha realizzato la prima discesa di questo pozzo, avvenuta nel 1996, hanno fatto parte anche alcuni speleologi del Gruppo Grotte Brescia, che hanno conseguito notevoli risultati esplorativi anche in altre profonde cavità del massiccio del Canin.

Nonostante questi rilevanti pozzi e cavità l'area delle Prealpi Giulie non rappresenta tuttavia la zona italiana dove si riscontra la presenza delle grotte più profonde del nostro paese. Le prime tre infatti aprono i loro ingressi sulle Alpi Apuane: la più profonda è l'Abisso Paolo Roversi, seguita dall'Abisso Olivifer e dall'Abisso Fighiera-Corchia, e realizzano rispettivamente le profondità di -1300, -1215 e -1190 metri.

Insomma, stiamo parlando di spettacolari esempi di come gli eventi naturali abbiano modificato la terra, sin nelle più recondite profondità.

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