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Gli «Euroscettici»: in comune hanno i nemici, ma idee divergenti


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20 mag 2019, 10:42
Carlo Muzzi, redattore del nostro quotidiano, autore del libro «Euroscettici»

Carlo Muzzi, redattore del nostro quotidiano, autore del libro «Euroscettici»

Stando a quanto riferisce Paolo Graziano in un recente lavoro sui neopopulismi, sono oltre sessantamila le pubblicazioni dedicate al fenomeno comparse dopo il 2000: una saggistica sterminata, che dice non solo di un «momento populista» - la definizione è della politologa belga Chantal Mouffe -, ma di una globalizzazione populista ormai estesa ad ogni latitudine. E pur tuttavia Carlo Muzzi, valente redattore del Giornale di Brescia, con il suo «Euroscettici», edito da Le Monnier (Dentro la storia, 168 pagine, 14 euro, in libreria da oggi), riesce in un’impresa ardua e originale, di cui gli va reso indubbio merito: rendere conto «in presa diretta» dei programmi delle principali formazioni populiste attive nel Vecchio continente.

«Anziché parlare dei populisti parla con loro», come annota, in prefazione Cass Mudde, uno degli studiosi più autorevoli del fenomeno, sottolineando il significato di un’operazione culturale tanto «importante» quanto «avvincente» e suggellando il valore di una fatica dalla quale, d’ora in poi, non si potrà prescindere. In sostanza, Muzzi segue due piste. Da un lato si sofferma sulla necessità di distinguere tra populismo come stile politico, forma mentis, ideologia (una «ideologia leggera», dunque associabile ad ideologie «pesanti» come il nazionalismo sovranista, ma pure, a derivazioni di ascendenza marxista) ed euroscetticismo, sottolineando che, mentre «tutti i populisti sono euroscettici, non tutti gli euroscettici sono populisti».

Dall’altro lato, la parte più innovativa del volume, l’autore entra in presa diretta con leader ed esponenti di primo piano delle formazioni populiste ed euroscettiche e li incalza con domande assai incisive, che portano alla luce una sostanziale condivisione dei bersagli polemici e dei nemici, ma pure profonde, radicali divergenze di prospettive politiche, nonché di obiettivi programmatici. Per altro ogni intervista è preceduta da una scheda documentata ed esauriente mediante la quale si richiamano precedenti storici, sviluppi più recenti, risultati conseguiti nell’occasione di elezioni nazionali ed europee cui ogni singola formazione partecipa, a partire dal momento della sua costituzione.

Profili che vengono compendiati poi in una tabella conclusiva, assai utile in chiave comparativa, che mette in luce sia progressivi avanzamenti sia esiti altalenanti, rendendo altresì conto dell’andamento dei Popolari danesi, dei polacchi di Pis, degli ungheresi di Fidesz e dei tedeschi di Alternative für Deutschland che si sono sottratti all’interlocuzione con l’autore.

Emerge un quadro d’insieme, delineato con lucida nettezza, di quello che viene definito «il lato oscuro della forza (politica)». Sul versante populista il nativismo insito nell’idea di popolo, abbinato alla sua unicità, produce immediatamente un cortocircuito che porta in conflitto territorio, sovranità nazionale, Unione Europea. In secondo luogo l’attacco è sferrato in direzione delle élites della Commissione e della Banca Centrale di cui non si riconosce la legittimità in quanto non espressione diretta della volontà popolare. Infine, la polemica investe direttamente le decisioni assunte a livello comunitario e le direttive che i singoli Stati devono adattare, soprattutto in campo economico-finanziario. Le relazioni internazionali.

Quanto agli euroscettici - prevalentemente del Sud Europa -, se punti d’incontro con i populisti si possono individuare sui temi della sovranità, della legittimità e della partecipazione, oltre che sul rimpianto della vecchia Comunità europea e sull’avversione alla Germania, distanze assai marcate si consumano sia circa le relazioni internazionali (soprattutto con Russia, Cina, Turchia, Stati Uniti) sia quanto alla promozione dei diritti civili ed umani. In sostanza i populisti, di destra, sono escludenti, mentre gli euroscettici, di sinistra, sono inclusivi.

Cartina al tornasole le politiche dell’immigrazione e la nozione, rispettivamente, di «popolo nazione» e di «popolo classe». Una divisione incomponibile, che non consente un fronte comune: possibile per le formazioni della sinistra mediterranea, non compatibile invece con le diverse aggregazioni al Parlamento europeo, dove i populisti sono distribuiti in tre differenti gruppi, a dimostrazione di fratture addirittura connaturate, quasi per definizione, alle forze sovraniste tutte protese alla tutela degli interessi dei propri Paesi. Senza contare, quanto all’Italia, la diversa collocazione di Giorgia Meloni e Matteo Salvini in vista delle imminenti elezioni.

 

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