Un giorno un fisioterapista mi disse che, in sede di visita, i pazienti si possono grossomodo suddividere in due grandi categorie: quelli che enfatizzano il problema con atteggiamento esagerato e quelli che si sforzano di contenerlo tentando una superprestazione per sembrare un po’ meno acciaccati. Ovvio che si tratti di una distinzione approssimativa e non esaustiva, fatta chiacchierando a tavola, ma ho sempre considerato quella catalogazione sommaria una maniera interessante per valutare, in generale, l’atteggiamento delle persone nell’affrontare le difficoltà.
Poi nei giorni scorsi ho parlato con Grazia, una signora che periodicamente deve sottoporsi a controlli medici. Mentre me lo raccontava, si soffermava specialista per specialista spiegando le domande che le vengono in mente durante gli accertamenti. Per esempio, l’otorino potrà trovare sul suo timpano un qualche segno delle cose più belle e delle cose più brutte ascoltate? Nei suoi polmoni i profumi e gli afrori lasciano qualcosa di simile a un’impronta digitale? Studiando bene gli esiti dell’ecocardiogramma, si potrebbe intuire la figura della persona amata?



