«Vogliamo essere il centro di un nuovo modello di sviluppo»

Giuliano Noci
La genesi e gli obiettivi dell’accordo
L’agroalimentare, il cuore pulsante del Sud Lombardia, da solo vale il 70% del Pil agricolo regionale
L’agroalimentare, il cuore pulsante del Sud Lombardia, da solo vale il 70% del Pil agricolo regionale
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Abbiamo bisogno di una scossa. E non una di quelle che fanno vibrare per un giorno le prime pagine e poi svaniscono nella palude della consuetudine. Serve una vera scarica di energia. Perché mentre il mondo si ribalta noi restiamo fermi al palo, con la pubblica amministrazione, le imprese e la politica ancora impegnate a lucidare i rituali del passato.

È come se l’Italia fosse un grande orso in letargo: si lamenta del freddo, ma non trova mai il coraggio di uscire dalla tana. E invece è tempo di primavera. È da questa convinzione che nasce la decisione dell’Hub della Conoscenza di promuovere un’iniziativa di area vasta, un vero e proprio «risveglio collettivo» che unisce i territori della pianura bresciana, cremonese, lodigiana e mantovana. Quattro province diverse ma complementari, oggi unite da un obiettivo comune: trasformare la propria vocazione agro-alimentare in un laboratorio d’innovazione, capace di restituire futuro e speranza ai giovani.

La firma dell’accordo tra i quattro Presidenti di Provincia - che ringrazio per lungimiranza e coraggio - non è un atto simbolico: è il rumore del primo ramo che si spezza sotto il peso dell’orso che si risveglia. È la decisione, finalmente, di rompere la crosta ghiacciata degli schemi amministrativi tradizionali. Serve discontinuità. Di visione, prima ancora che di azione. Perché non si può costruire il futuro con le regole del passato. L’accordo fra Brescia, Cremona, Lodi e Mantova va in questa direzione: creare una massa critica, capace di fare scala, condividere risorse e obiettivi. È la premessa per un’economia che torna a crescere e per territori che tornano ad attrarre giovani, investimenti e idee.

La sfida parte da ciò che meglio ci rappresenta: l’agroalimentare, il cuore pulsante del Sud Lombardia, che da solo vale il 70% del Pil agricolo regionale. Si vuole fare in modo che la tradizione diventi trampolino per l’innovazione. Agricoltori e allevatori dovranno incorporare nuove competenze, tecnologie digitali, strategie di internazionalizzazione. Perché il futuro del nostro Made in Italy si gioca in Asia, dove ci sono quattro miliardi di potenziali clienti. Il disegno di Regione Lombardia (per tramite dell’Assessore Guido Guidesi), con la possibile costituzione di una Zis dell’agro-alimentare, è la cornice di questa rivoluzione silenziosa. Un progetto che unisce concretezza e visione: l’unione fa la forza, la chiarezza degli obiettivi diventa combustibile, e l’esecuzione pratica sarà il motore della trasformazione. Non una suggestione da convegno, ma un modello operativo che intreccia imprese, università, ricerca e giovani. Politecnico di Milano, Università di Brescia, Cattolica del Sacro Cuore e Statale di Milano: centri di conoscenza che diventano gli ingranaggi di un motore collettivo, alimentato dal pragmatismo e dalla voglia di cambiare passo. Perché il punto è tutto qui: solo cambiando possiamo essere ottimisti. Lo stagno, quello sì, è pericolosissimo. È lì che si forma il torpore, il fatalismo, l’abitudine a considerare «impossibile» qualsiasi novità. L’Italia ha prodotto miracoli economici quando ha saputo rompere gli schemi, non quando li ha ripetuti all’infinito. Ora serve la stessa audacia. Serve tornare a fare, a sperimentare.

La Zis dell’agro-alimentare è il simbolo di questa nuova stagione. È il segnale che la Pianura Lombarda vuole essere centro di un nuovo modello di sviluppo: sostenibile, tecnologico, internazionale. Il risveglio è iniziato. Gli orsi lombardi si sono scrollati il torpore e stanno uscendo dalla tana. E non per tornare allo stagno, ma per costruire, insieme, una primavera che stavolta non passi invano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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