Una politica lungimirante sostenga l’informazione

La Legge di bilancio, la «finanziaria» si sa è un grande happening. È un percorso ad ostacoli, tanto più in un clima, come quello di quest’anno e presumibilmente dei prossimi, di ristrettezze. Proprio perché, in una situazione economica sostanziale stagnazione dobbiamo continuare a scalare la montagna del debito pubblico e dei parametri europei.
Proprio per questo ci vorrebbe criterio, una considerazione se non chiara e determinata, quanto meno motivata, del contesto e di conseguenza delle priorità. Avendo come bussola di riferimento la qualità del tessuto connettivo, culturale e morale della cittadinanza.
Allora, fatti quattro conti, si spiega molto bene la presa di posizione della Fieg. Una sigla che raccoglie gli editori dei giornali, ovvero chi si fa carico di una informazione di qualità, professionalmente certificata, che ogni giorno accompagna il nostro Paese.
Quest’estate il governo ha ribadito quanto sia importante e necessario l’investimento in cultura e giustamente gli editori rilevano che «nella Legge di bilancio si stanziano a sostegno del cinema e degli spettacoli dal vivo (musica, teatro, danza e circhi) 1 miliardo e 60 milioni di euro per il 2025». Ben fatto. Peccato che questo faccia emergere con stridente, fortissima evidenza «il divario tra le spese per cinema e spettacolo e le briciole per l’editoria (20+10 Milioni)», un valore peraltro in diminuzione. Non ci siamo proprio.
Attenzione: non si tratta di rivendicare contributi a pioggia o il sostegno ad un settore messo alla prova dalle rapidissime trasformazioni del mercato. Ma è necessario avere una politica: i giornali rappresentano oggi e sono destinati ad essere sempre più, anche nella diminuzione delle copie cartacee vendute, il più formidabile hub culturale quotidiano del Paese, cui tutti gli altri media di fatto si appoggiano, appunto in un quadro che si definisce «cross-mediale». Sostenere i giornali dunque non è una operazione di retroguardia, ma una politica per il presente e soprattutto per il futuro.
Certo i giornali possono fare di più e meglio, nell’attuale fase di riposizionamento di tutti media, ma sono sempre più essenziali per contrastare il pericolo più grave, che è di fatto un pericolo per la democrazia, ovvero quello dell’inquinamento dell’informazione, e/o la prevalenza di oligopoli.
Si può e si deve dunque fare di più per sostenere e sviluppare l’editoria di qualità nella sua articolazione plurale, che è necessaria, irrinunciabile e qualificante di ogni sistema democratico.
Il comunicato degli editori, espresso lo sconcerto per cifre così desolanti, si conclude con un appello, «a tutti i Parlamentari italiani affinché votino gli interventi per garantire effettività all’art. 21 della Costituzione e al pluralismo dell’informazione». Non con le sovvenzioni, ma con politiche coerenti e adeguatamente finanziate per accompagnare e sollecitare quel nuovo sviluppo di cui il Paese ha bisogno e che non può fare a meno di una adeguata cultura civica.
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