L’Ue alla prova dei dazi di Trump

Sitazione delicata dopo il decreto dei dazi del 25% su acciaio e alluminio. Alla riunione dei ministri degli Esteri, convocati dalla presidenza polacca, è emerso un atteggiamento di cautela
Da marzo in vigore i dazi del 25% su acciaio e alluminio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Da marzo in vigore i dazi del 25% su acciaio e alluminio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Se una cosa va riconosciuta a Donald Trump, è mantenere gli impegni della campagna elettorale. Così, tra i tanti decreti presidenziali, è arrivato quello sui dazi: 25% su acciaio e alluminio, da qualunque Paese provengano. Quindi anche dall’Ue.

In termini di valore le esportazioni di acciaio sono stimate (2023) intorno ai 3,8 miliardi di euro. Per l’alluminio 722 milioni. In totale circa 4,5 miliardi. Rispetto ai 500 di complessivo export dell’Ue verso gli Usa, meno dell’1%. Ma rilevanti per il settore. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di esportazione sia per i produttori siderurgici sia per quelli di alluminio.

Rappresentando per i primi il 16% dell’export totale e per i secondi il 10,6. La domanda è cosa intenda fare l’Ue. Dalla riunione dei ministri degli Esteri, convocati dalla presidenza polacca, è emerso un atteggiamento di cautela. Si sono dichiarati «uniti nella solidarietà, disposti a una cooperazione positiva con gli Usa, determinati a proteggere il settore, e a sostenere la Commissione europea».

Il rapporto con l’Ue

I primi contatti tra le due parti sono già avviati. L’Ue è in una posizione di relativa debolezza nella trattativa. Ciò in quanto non esiste un trattato bilaterale di libero commercio. Quello avviato nel 2013, Transatlantic trade and investment partnership, venne abbandonato nel 2016. In Europa aveva incontrato molta opposizione, anche tra quanti ora biasimano i dazi di Trump. Il non avere un trattato bilaterale conferisce un vantaggio agli Usa.

Il presidente degli Usa Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente degli Usa Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Trump, ben lo sappiamo, non ama l’Ue, può quindi puntare a sparigliarla, tentando concessioni a questo o a quell’altro Stato membro, puntando al classico divide et impera. I Paesi dell’Ue, uniti dalla politica commerciale comune, possono e devono trattare attraverso la Commissione, la quale predispone un piano d’azione, ma questo ha bisogno dell’avallo del Consiglio.

Situazione conflittuale

Il sistema negoziale dell’Ue è complesso, ma ha pur consentito di farne un esportatore leader di beni manifatturati, ora secondo solo alla Cina. Il problema è come usarlo in una situazione conflittuale. Perché questa è la novità (non certo buona) rispetto a un’esperienza di negoziati in genere avvenuti con il proposito di liberalizzare gli scambi. L’Ue, negli anni, ha predisposto una serie di «strumenti a difesa del commercio», contro pratiche sleali.

Anti-dumping, anti-sussidi ed altro. L’ultimo è l’Anti-coercion instrument. Prevede contromisure quando un Paese, appunto, rifiuta di rimuovere la coercizione. Ossia pratica una politica protezionista. Includono tariffe, restrizioni al commercio dei servizi, diritti di proprietà intellettuale, nonché restrizioni agli investimenti diretti esteri e alla partecipazione ad appalti pubblici.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, commentando la decisione di Trump ha usato toni duri: «Non resterà senza risposta, sarà ferma e proporzionata». Vedremo come l’articolerà. In certe situazioni le minacce possono tornare utili, servono a far riflettere l’avversario. Ma una cosa è certa, se venissero messe in atto, aggiungerebbero guaio a guaio. Nei principi del libero scambio è contemplata anche l’unilateralità: se tu mi metti i dazi io mantengo aperto il mio mercato, perché finirei col penalizzare i miei consumatori e le mie imprese. Ne era sostenitore anche Luigi Einaudi. Tra ritorsioni e mantenimento dello status quo, il secondo è il meno dannoso. L’Ue ha comunque vie alternative, accelerare su altri accordi di libero scambio: Mercosur, India, Indonesia, ad esempio. Ma anche cercare un miglior funzionamento del mercato unico. Può esportare di più altrove e aumentare l’interscambio interno.

Nella trattativa è indispensabile, per l’Europa, mantenere l’unità. Se un Paese si facesse sedurre da una promessa di trattamento privilegiato, si accorgerebbe ben presto di trovarsi in mano noccioline... americane. Peanuts.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.