Erdogan riporta la Turchia al centro del confronto

Durante il colloquio al palazzo di Dolmabahçe con le delegazioni ucraine e russe, il presidente ha ottenuto di mettere Istanbul al centro di un nodo geopolitico cruciale
Vladimir Putin insieme a Recep Erdogan - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin insieme a Recep Erdogan - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Putin non è arrivato e neppure Lavrov, ma al palazzo di Dolmabahçe, le delegazioni ucraine e russe, con quest’ultima guidata dal ministro della Cultura, sono comunque a colloquio.

Non è, quindi, il successo pieno cui Recep Erdogan mirava, ma ha ottenuto di riportare la Turchia al centro di un nodo geopolitico cruciale dove negli ultimi quattro mesi Trump aveva fatto irruzione, mettendolo un po’ a margine. In questi ultimi giorni Trump aveva pure manifestato l’intenzione di essere lui stesso in Turchia, se Putin fosse arrivato.

Lui, il Sultano, sin dal giorno dell’invasione, si era speso, giocando con l’abituale destrezza, per porsi come mediatore, facendo della Turchia il solo Paese Nato con rapporti amichevoli verso la Russia e il suo capo. Deve aver quindi masticato amaro in questi tempi. Non ha commentato esplicitamente l’iniziativa di Trump, segno di come abbia guardato con diffidenza, se non fastidio, a una iniziativa da lui vissuta come una sorta di diminutio capitis. Ma ha reagito, ottenendo da Putin la proposta della ripresa dei negoziati a Istanbul.

Laddove erano iniziati nel 2022, e sfociati in punti di accordo dai quali nulla era poi sortito, ma con ciascuna parte pronta ad addossare all’altra la colpa di quanto convenuto e non fatto.

I giornali del Erdogan, sempre più vicini a una forma di culto della personalità, ancor più in questi giorni, dopo l’annuncio del Pkk di sciogliersi e deporre le armi, parlano di una Turchia tornata a svolgere il ruolo di mediatore. «Chi altro avrebbe potuto preparare quel tavolo?» si chiedono in modo retorico.

Ricordano come l’articolo 33 della Carta dell’Onu indichi la mediazione tra i mezzi cui le parti possono ricorrere per risolvere in modo pacifico le loro controversie. Anche se in questo caso si tratta di un conflitto in atto e non potenziale, presentano la mediazione turca come di «un’occasione d’oro» cui le parti non possono rinunciare.

Vedono nei contatti tra Trump ed Erdogan una «svolta significativa» per il ruolo di mediazione della Turchia, insomma il riconoscimento di quanto sia influente la diplomazia del loro Presidente.

La Turchia ha sì mantenuto un ruolo neutrale nel conflitto, nessuna sanzione alla Russia, non senza interesse, perché ha beneficiato con sue accresciute esportazioni e importazioni di gas e petrolio a prezzi di favore, e anche delle triangolazioni. È stata artefice degli accordi sul grano.

Oltre a ciò sta dando una mano a Putin in Siria, dati i buoni rapporti con Damasco; per far mantenere, almeno in parte, alla Russia le basi navali e aeree, frutto dell’amicizia con gli Assad, sbocco al Mediterraneo.

In tanti buoni rapporti vi è, tuttavia, un elemento fondamentale di contrasto: la Crimea. La posizione turca è netta: non siamo disponibili ad accettarla come territorio russo. Le motivazioni sono su due piani. Il primo riguarda il principio dell’integrità territoriale. Il timore di rivendicazioni curde si aggira sempre.

Ciò spiega pure l’insistenza sull’integrità territoriale della Siria. Ma per la Crimea vi è una qualcosa in più. È un sentire e guardare alla Crimea come a un territorio ancestrale, perché abitato dai tatari, popolo etnicamente turco. Parlano una lingua molto assomigliante all’ottomano. Ciò porta la Turchia molto più vicina all’Ucraina di quanto non lo siano né Trump, possibilista sull’accettare l’annessione come un fait accomplì, né l’Europa, silente sulla questione. Sotto questo aspetto la Turchia non manca mai di rimproverare all’Occidente l’oblio della Crimea.

La storia non si fa con il se, ma se quando lo Zar si (ri)annesse la Crimea, la reazione occidentale fosse stata ferma, le ambizioni imperiali di Putin potrebbero aver avuto ali tarpate. Recitiamo un CriMea culpa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.