Tra principi astratti e persone reali

«Ho detto fin dal primo giorno dietro le sbarre che non ero pronto per gli scambi. Ho inteso la mia prigionia non solo come una lotta contro la guerra, ma anche come una lotta per il mio diritto a vivere nel mio paese. Non vedo quello che mi è successo come uno scambio. Lo vedo come un’espulsione illegale dalla Russia contro la mia volontà. Lo dico sinceramente. Più di qualsiasi altra cosa, ora vorrei essere a casa».
Così ha detto Il’Ja Jašin durante la prima conferenza stampa tenuta subito dopo la liberazione dalle prigioni di Putin dove era detenuto insieme ad un altro gruppo di oppositori. Facile dirlo quando si è già liberi in Occidente, commenterà qualche spirito ipercritico, di quelli che subito hanno disquisito sulla legittimità dello scambio e delle trattative con una dittatura, o di quelli che andavano a cercare dietro le quinte le segrete ragioni di questo «accordo» inteso come un cambio di atteggiamento dell’Occidente, finalmente disposto, si è detto, a superare l’astratta difesa del diritto internazionale violato e a trattare con Putin.
Iniziamo col dire che mi colpisce sempre di più questo vizio di disquisire su quello che avviene dietro le quinte, senza lasciarsi colpire da quello che avviene nei fatti e alla luce del sole, e poi questo parlare di legittimità e di rispetto del diritto a intermittenza. Così ci si nasconde dietro le ragioni del diritto per mettere in discussione la liberazione di innocenti e nello stesso tempo ci si compiace di «superare» il diritto internazionale accettando come ineluttabile l’invasione dell’Ucraina, finendo in tal modo col restituire legittimità a un dittatore.
E alla fine ci sfugge la cosa più importante: che chi per il diritto ha già rischiato la vita ci dice anche (attraverso uno dei responsabili di Memorial, l’associazione di cui fa parte uno dei prigionieri liberati) che «la liberazione di ostaggi in cambio del rilascio di gente cara al governo è del tutto ammissibile perché è più importante liberare un innocente che insistere sul fatto che un criminale finisca di scontare la pena».
Non ci potrebbe essere più evidente chiarimento di cosa sia veramente in gioco: da una parte ci sono alcuni che usano i principi in astratto, dall’altra c’è chi si preoccupa innanzitutto di difendere i fatti e la realtà nella sua consistenza ultima che è quella del diritto di ogni singola persona alla vita, alla libertà, alla dignità.
Così Jašin ci ha detto che avrebbe preferito essere a casa e lì difendere la sua libertà, la sua dignità e quella del suo paese, così diverso da quello di Putin. E noi, dal nostro punto di vista di profondi conoscitori dei retrobottega della politica mondiale, invece di prenderlo in parola, sospettiamo, chiedendoci cosa ci sarà dietro questa affermazione, come ci eravamo chiesti cosa c’era dietro al ritorno di Naval’nyj in Russia, finendo in tal modo col non difenderlo abbastanza, come ci ha detto nella stessa conferenza stampa Vladimir Kara-Murza.
Sospetti, acute ricostruzioni del nulla contro la realtà: Jašin ci ha detto che avrebbe preferito restare in Russia e noi elucubriamo; ma, immaginando quello che c’è dietro le quinte, perdiamo di vista proprio quello che succede in primo piano, quello che è più incontestabilmente vero, perché è già avvenuto: era il 4 settembre del 2023, quasi un anno fa, quando La Nuova Europa pubblicava una dichiarazione del nostro Jašin sulla possibilità di essere scambiato con dei soldati russi prigionieri in Ucraina.
🗣️ Lilija Čanyševa, Ksenija Fadeeva, Vadim Ostanin, German Mojžes, Kevin Lik, Il’ja Jašin, Oleg Orlov, Saša Skočilenko, Andrej Pivovarov, Demuri Voronin, Vladimir Kara-Murza, Alsu Kurmaševa.
— Memorial Italia (@ItaliaMemorial) August 2, 2024
Dodici cittadini russi liberati nello scambio avvenuto ieri, 1 agosto 2024. pic.twitter.com/vIZj5lS4JX
Jašin ringraziava il senso di umanità che aveva generato quella proposta, si augurava che da quell’offerta potesse venire la libertà di tanti «prigionieri innocenti», ma la respingeva come una possibilità per sé: «La Russia è casa mia e non lascerò la mia casa. Alla fine, qualcuno dovrà pur rimetterla in piedi, quando sarà venuto il momento».
Noi possiamo pure perdere tempo a immaginare chissà quali scenari segreti, ma la realtà è questa: quella di uomini liberi e onesti contro quella di assassini ai quali non possiamo concedere attenuanti.
Adriano Dell’Asta - Docente di Lingua e Letteratura russa, Università Cattolica del Sacro Cuore
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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