L’Italia e il pericolo di essere semplici satelliti di Elon Musk

La domanda dalla quale partire - senza troppe circonlocuzioni - limitandoci alle questioni sollevate dalle vicende di questi ultimi giorni e prima dell’investimento del tycoon come presidente degli Stati Uniti, ci sembra la seguente: può un’azienda privata - e peraltro non italiana - avere il controllo proprietario delle strutture di comunicazione e di sicurezza nazionali più sensibili (come nel caso dei servizi satellitari) dello Stato italiano e in particolare dei Servizi Segreti e militari delle informazioni sensibili della Pa nazionale (tra cui anche quelle sanitarie, trasportistiche o finanziarie)?
La risposta è no perché questo implicherebbe almeno un accordo o un Trattato deliberato dal Parlamento previo accordo con l’Europa e peraltro in un contesto di «gare competitive». Una esternalizzazione della sicurezza nazionale che non potrebbe essere «né pensata né votata» dal Parlamento nazionale e tantomeno da quello di Bruxelles.
SpaceX/Starlink è innanzitutto un business ma innestato su un bene pubblico e comune come lo spazio (e la conoscenza da R&D) e - inoltre - strettamente connesso con gli Stati Uniti d’America e, quindi, regolato dalle sue leggi (ma che non affida a Starlink le basi di dati militari e governative sensibili).
Per questo non va né confuso né fuso con le strutture e le tecnologie della sicurezza dei Paesi europei in questo campo estremamente delicato degli equilibri statuali della sicurezza europea e comunque aprendo - qualora fosse ammissibile e compatibile dal punto di vista Costituzionale e del Diritto Internazionale - a gare competitive. Guardando alla sostanza, ci dovremmo interrogare innanzitutto su chi detiene le chiavi crittografiche di Starlink per trasferire le informazioni sapendo che la «tecnologia neutrale» non esiste. Ciò che si deve e si può fare è aprire a Consorzi europei (già esistenti e attivi come Iris 2) tra vari Paesi nel mercato dei satelliti e della ricerca astronomica e spaziale affidando a questi la sicurezza europea integrata possibilmente in gare competitive e vincolate ai Trattati e alle leggi europee.
Se questo è uno dei primi effetti dell’«Onda Trump» non possiamo come Europa accettare una tale cessione di sovranità relativa alla sicurezza europea perché questa semplicemente non è negoziabile e perché la sicurezza non è omologabile ad altri servizi e beni commerciali come pomodori, auto o pannelli fotovoltaici dovendo per questo rimanere in mani pubbliche e nazionali. Verrebbe anche da chiedersi se due soggetti super-egotici e umorali potranno tenersi a lungo per mano. Nel metodo, con il «Presidente transazionalista» dovremo trattare ma non come singoli Paesi o - peggio - come singoli leader europei perché sarebbe la frammentazione che è proprio l’obiettivo del duo Trump-Musk per indebolire l’Europa, costringendoci a scegliere tra cluster daziari specifici e differenziati per singolo Paese in una foresta di conflitti di interesse e mediazioni al ribasso nell’acquisto di energia/gas(?). In contrasto non solo con tutte le logiche del liberismo economico (cancellando le regole competitive) ma anche con quelle del liberalismo politico tagliando fuori diplomazia e servizi statuali, ossia l’indipendenza, l’autonomia e terzietà pubblica dello Stato-Nazione.
Per questo serve un «negoziatore unico» in un comitato di esperti super partes per l’Europa e certo Mario Draghi è il candidato più credibile per svolgere questo compito evitando lo «sbriciolamento» del Vecchio Continente per continuare sulla strada aperta da Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Joseph Bech, Paul-Enri Spaak et al.
Unico antidoto di equilibrio, pace, giustizia e competitività nella libertà della coscienza di ognuno contro l’avvelenamento dei pozzi della democrazia da parte dei «Two world’s global scrappers» tesi alla difesa di puri interessi privatistici e proprietari viste le «diffuse interferenze e invadenze» della Trusk couple verso Paesi europei (e non solo, vedi recente vicenda Trudeau in Canada) distorsive di mercati aperti e competitivi oltre che dello stesso gioco democratico. Spingendo forze antidemocratiche, anti-sistema e anti-europeiste (appoggio per AfD in Germania, a Farage in UK oppure a Orban in Ungheria) a favore di oligopoli che sommano forza politica, economica e tecnologica espropriando il pubblico (e Parlamenti in primis) a favore di un privato al servizio di autocrazie oligarchiche autoritarie tese allo svuotamento dei «magazzini democratici» e al collasso della separazione dei poteri consegnataci dalla Rivoluzione Inglese prima (del 1603 alla morte di Elisabetta I) e poi francese del 1789 oltre che delle conquiste Costituzionali conseguite poi ai due terribili conflitti mondiali.
Tre Rivoluzioni che si batterono per un Nuovo Costituzionalismo oltre le Monarchie Assolute proprio contro privatismi, ingiustizie e segretezze e che i nuovi oligarchi vorrebbero ripristinare soffiando su «svendite» («esternalizzazione») della nostra sicurezza militare e civile al monopolista dei satelliti (Musk che è anche leader della tecnodestra globale) in accordi da Camera di Consiglio o - meglio - da «salotto buono a Mar-a-Lago» cancellando con la spugna la lavagna scritta della storia democratica e delle sue regole a favore di interessi privatistici come mezzi per un ritorno al «potere assolutista» in diretto contrasto con ogni spinta sovranista presa in ostaggio da «populismi servili» solleticati sui social media dei nuovi padroni di comunicazione e dei mezzi tecnologici che la veicolano illudendo sulla coincidenza tra mezzi e fini. «Eppure qui non può finire La Storia» (Fukuyama), certo non per mano di un gruppo di «tecno-oligarchi sbandati oltre e sopra la legge», perché la «rule of law non può sciogliersi nella rule of man».
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