Opinioni

Sbadato? Macché, solamente generoso

I regali più apprezzati sono i piccoli tesori scovati per caso: Basilio ne ha fatto una buona pratica di generosità

Annalisa Strada

Commentatrice

Un giornale lasciato su una panchina non è una semplice distrazione - Foto Pexels
Un giornale lasciato su una panchina non è una semplice distrazione - Foto Pexels

Basilio dice di se stesso: «Sono molto generoso: dimentico sempre qualcosa».

Detta così, potrebbe essere una buona giustificazione a una raffica di distrazioni. Ma non è come sembra. Basilio è il contrario di una persona distratta, semmai gli si potrebbe diagnosticare una lieve mania del controllo.

È quel soggetto che, quando scende dal treno, si accerta che nel compartimento non sia rimasto nulla di suo e nemmeno di quelli che viaggiavano con lui. Lo fa con un’occhiata riservata, ma lo fa, il che è stato più volte una salvezza per quelli che se ne sarebbero andati senza occhiali da sole o senza ombrello.

La generosità che Basilio si attribuisce è una distrazione calcolata: lascia qualcosa in un posto dove può sembrare dimenticato o perduto.

Facciamo un esempio, anzi due. Se Basilio si siede su una panchina ed è nella giornata in cui si sente di voler essere distratto, dimentica un quotidiano. Se Basilio ha voglia di essere distratto ed è al bar, dimentica una moneta da un euro sul tavolino. Lascia libri, a volte cartoline comprate al bookshop di un museo e ancora inserite nel loro sacchetto originale.

Perché lo fa? Gliel’ho chiesto e la risposta è stata: «Ti è mai capitato di trovare una banconota? Un taglio piccolo, che non ti faccia venire lo scrupolo di cercare chi l’ha persa. Appena la vedi e capisci che la puoi tenere ti senti un essere fortunato, ti viene da ridere, pensi a che cosa farne. Mi piace l’idea di poter regalare questa sensazione a qualcuno che non conosco». 

Quella di Basilio non è un’attività priva di rischi: deve stare attento a non dimenticare nulla che possa suscitare perplessità in chi lo trova: cibo, indumenti troppo personali (come una t-shirt o dei calzini, per esempio) verrebbero schifati e quindi verrebbe buttato. Funzionano meglio cose come i portachiave, le penne, i cacciavite tascabili, le piccole torce.

Quando è cominciata questa propensione di Basilio a fingere di dimenticare le cose? Circa dieci anni fa. Aveva comprato un regalo per l’allora fidanzata. Bisogna ammettere che non aveva fatto del proprio meglio: aveva scelto un profumo. Lei lo aveva apprezzato con la garbata formalità che è giusto riservare a regali poco pensati, in compenso era andata in visibilio per aver trovato un fermaglio fermacarta pieno di strass sul tavolo del bar dove avevano preso l’aperitivo. La signora che aveva ceduto loro il posto aveva detto: «Non è mio, era lì da prima…». Era stato quello il regalo che era piaciuto di più all’allora fidanzata.

Imparata la lezione, Basilio l’ha tradotta in una buona pratica. La oggi moglie, a ogni compleanno (che cade in agosto) sa che non riceverà un pacchetto infiocchettato, ma troverà qualcosa per casa, come se fosse stato perso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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