Saper custodire la memoria: la storia oltre le mistificazioni

Mercoledì scorso, per il ciclo dedicato al tema «Una società senza verità?» l’Accademia Cattolica di Brescia ha proposto una lezione dal titolo «Custodire la memoria: la storia oltre le mistificazioni».
Il professor Fulvio de Giorgi, ordinario di storia della pedagogia e dell’educazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia ha illustrato il valore della storia per la comprensione del presente e per la delineazione del futuro della società.
A fronte della «tirannia del presente» imposta dalla cultura «infocratica», che sbiadisce ed emargina il senso del passato (e del futuro), a volte anche mistificando le narrazioni storiche, a beneficio di chi detiene il potere, si vorrebbe mettere in evidenza che la conoscenza storica è imprescindibile per chiunque voglia rendersi conto delle condizioni culturali e sociali dell’attuale stato dell’umanità.
Benché sia diventata luogo comune l’espressione usata da papa Francesco: «Non siamo in un’epoca di cambiamento, bensì in un cambiamento d’epoca», pare che soprattutto le nuove generazioni (ma non solo queste) fatichino a comprendere che anche la comprensione del cambiamento d’epoca suppone la conoscenza dell’epoca precedente: la storia è sempre processo non casuale.
Vale oggi a maggior ragione quanto papa Leone XIII diceva a proposito della storia come maestra di vita. Ma per imparare dalla storia si deve conoscerla e per conoscerla occorre una metodologia rigorosa: non a caso, lo stesso Papa, al quale l’attuale ha voluto collegarsi scegliendo il nome Leone, aggiungeva: «Ma sono pochi quelli disposti a imparare».
La metodologia rigorosa rifugge da facili analogie tra gli avvenimenti del passato e quelli che ci vedono implicati. Si preoccupa piuttosto di verificare, mediante ricerche accurate, cause ed effetti di decisioni che hanno orientato la vita dei popoli, tentando di capire anche le dinamiche antropologiche delle decisioni. In questo senso, la conoscenza storica diventa anche conoscenza dell’umano e aiuta pertanto a prevedere - ove fosse necessario, anche prevenire - scelte distruttive dell’umano.
Negli ultimi decenni è risuonato più volte l’invito a non dimenticare, perché cancellare la memoria degli olocausti avrebbe creato le condizioni affinché questi si ripetessero. L’identità delle persone, dei popoli e in generale dell’umanità si scopre e si custodisce, infatti, solo attraverso la memoria, che non può essere selettiva, cioè a servizio di chi detiene il potere; deve essere invece critica e inclusiva.
Per indicare come si possa sviluppare una ricerca che corrisponda a questo obiettivo, il prof. De Giorgi, ha fatto riferimento - non a caso - a un grande pensatore italiano, l’abate Antonio Rosmini, che nelle sue opere ha lasciato indicazioni ancora oggi preziose.
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