Opinioni

Quei difficili equilibri tra politica estera e spinte interne

Adalberto Migliorati
Panoramica ragionata sui nodi italiani sui due fronti interno ed estero
Giorgia Meloni all'arrivo della fiamma olimpica in Piazza Quirinale - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni all'arrivo della fiamma olimpica in Piazza Quirinale - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Armare, e come, l’Europa, oppure puntare sulla demilitarizzazione per dare costrutto alla pace continentale nei prossimi decenni? Il calvario dell’Ucraina getta le sue ombre sul cammino prossimo venturo dell’Italia nello scenario mondiale. Con i partiti, trasversalmente a maggioranza e opposizioni, che faticano a trovare una quadra condivisa, che si traduca in una politica nazionale di lunga lena.

Per questo la presidente Giorgia Meloni invita a misurare bene le parole. Il riferimento esplicito è al più di aggressività verso Putin proposto dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in un’intervista al Financial Times, e drasticamente ridimensionato dopo le pepate repliche russe. In prospettiva riguarda anche i diversi protagonisti del dibattito interno. Condizionato, il confronto, dagli scandali finanziari che coinvolgono la schiera dei collaboratori più stretti del presidente Zelensky e dal quotidiano martellamento militare delle truppe di Putin, che accetta la pace solo alle condizioni di resa totale della nazione invasa.

Intanto il presidente Usa Donald Trump conferma la scelta strategica di allontanarsi dallo storico protettorato verso l’Europa, con la conseguenza di considerare l’Ucraina una partita che può essere plasmata avendo come bussola gli scenari degli equilibri mondiali, che contemplano altre priorità statunitensi. La Meloni prova a mediare tra Europa e Stati Uniti, mentre la Lega di Salvini è per un dialogo più serrato con le richieste della Russia.

Dare le armi all’Ucraina per taluni è alimentare la guerra, per altri è favorire una trattativa per una pace giusta, che non venga misconosciuta già mentre viene siglata. Per la Meloni il decreto armi si farà entro l’anno e avrà per finalità non di porre un ostacolo alla pace, anzi di favorirne la concretizzazione.

L’Europa ha le sue vicissitudini giudiziarie per frode e corruzione. Coinvolgono alti esponenti italiani e il cuore della diplomazia comunitaria: l’ex ministra degli Esteri italiana e già vicepresidente della Commissione Federica Mogherini, l’ambasciatore Stefano Stefanini direttore della Direzione generale della Commissione Ue per il Medio Oriente e il Nord Africa, il dirigente del Collegio d’Europa Cesare Zegretti. Il tutto mentre si dibatte la revoca dell’immunità ad altre due eurodeputate del Pd per l’inchiesta del cosiddetto Qatargate: Alessandra Moretti ed Elisabetta Gualmini. Inevitabili le ripercussioni nazionali. Subito è scattata la richiesta di fare luce e chiarezza da M5s e Lega.

Così politica e giustizia rilanciano il loro connubio nazionale nel panorama europeo, mentre in Italia si scaldano i motori sul referendum costituzionale che attiene la riforma della Giustizia, all’esito del quale la Meloni non affida la continuità del suo governo, ma che ne condizionerà il cammino, insieme al progetto di cambiamento della legge elettorale e al premierato, in vista delle elezioni del 2027.

L’intreccio tra politica interna e relazioni internazionali viene confermato in tutta la sua attualità a ribadire che decideranno la capacità di governare il carrello della spesa quotidiana e i destini mondiali che offriamo alle generazioni a venire. Se ne risponde oggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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