La nascita del Fawn: quando il compiacere diventa sopravvivenza

Sono le due di notte (o del mattino). Tutto tace. La piccola Carla è sveglia, gli occhietti spalancati nel buio. Ha paura. Ha appena iniziato a dire qualche parola, uno vocabolario primitivo, però sa che quando chiede di bere di solito qualcuno arriva e così ci prova. «Acqua» dice piano. «Acqua», insiste, più forte.
Nessuno e in breve la chiamata si fa pianto. Si accende una luce, la sagoma di suo padre appare nella penombra e la tira fuori dal lettino, velocemente. Pochi passi e sono in bagno. La luce è accecante ma Carla è felice in braccio al suo papà che apre il rubinetto della vasca da bagno, il forte scroscio della cascata d’acqua rompe il silenzio. Un breve attimo e la sua piccola testolina ci finisce dentro, la bocca tenuta fissa sotto al gelido getto. «Vuoi l’acqua?» Le grida ora il padre. «Eccotela!».
E la lascia lì a perdere il respiro, affogare le illusioni e con esse la speranza di potersi abbeverare ad una qualsiasi fonte d’amore senza doverne pagare un prezzo troppo alto per le sue forze. Carla non chiamerà mai più di notte. Il padre si farà bello a lungo per quella geniale intuizione. E lei imparerà a trattenere tutto: paura, sete, fame d’ amore, emozioni. Le brave bambine, soprattutto quelle sbagliate, non danno disturbo. Stessa storia per Giorgio, che lasciato, intere giornate, legato alle gambe di un tavolo: i bravi bambini non creano problemi.
È così che nasce un Fawn ( ingl. cerbiatto). Il Fawn response è una delle quattro risposte primarie al trauma: Fight, combatti; Flight, fuggi; Freeze, ti paralizzi; Fawn, compiaci. È una strategia di sopravvivenza dentro a relazioni instabili. È scudo, maschera, anestetico. La regola è che per restare al sicuro, per essere accettato, amato, devi compiacere, rassicurare, non dire mai quello che provi, che desideri, che pensi.
Il Fawn nasce quando il sistema nervoso registra che l’amore e la tranquillità non sono garantiti a prescindere ma vanno costantemente negoziati. I Fawn aggirandosi, sin da piccoli, in un campo minato diventano presto bravissimi a leggere le emozioni altrui per schivarle o anticiparne i possibili effetti. Pensano che se si renderanno utili e necessari, non saranno feriti.
Ogni sorriso diventa moneta di pace, ogni gesto di cura il prezzo per essere amati. Diranno spesso: «Va bene così», «sto bene», «non ti preoccupare per me, sono forte», mentre dentro di loro tutto crolla. Hanno brevettato ed installato un sofisticato sistema di allerta e di autodifesa: un’armatura solida.
I Fawn si sentono davvero realizzati quando fanno felici gli altri soprattutto se a scapito loro. Raramente riescono a dire di no e stabilire confini sani. Abitano il lato oscuro della gentilezza estrema, l’altra faccia dell’empatia che è solo una delle possibili risposte ad un trauma costante. Saranno prede prescelte di narcisisti, saranno attratti da partner simili ai loro genitori.
Finché qualcosa o qualcuno non li indurrà alla guarigione. Ci vorrà coraggio. Il coraggio di mostrarsi vulnerabili, esposti. Il coraggio di lasciar andare, di cominciare ad amare quel bambino ferito che chiede ancora e solo di poter essere visto senza dover sedurre per evitare in risposta la forza o il rifiuto. Li attende una pace disarmante, che seleziona e conquista solo chi è pronto a restare, gratis.
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