Sono le due di notte (o del mattino). Tutto tace. La piccola Carla è sveglia, gli occhietti spalancati nel buio. Ha paura. Ha appena iniziato a dire qualche parola, uno vocabolario primitivo, però sa che quando chiede di bere di solito qualcuno arriva e così ci prova. «Acqua» dice piano. «Acqua», insiste, più forte.
Nessuno e in breve la chiamata si fa pianto. Si accende una luce, la sagoma di suo padre appare nella penombra e la tira fuori dal lettino, velocemente. Pochi passi e sono in bagno. La luce è accecante ma Carla è felice in braccio al suo papà che apre il rubinetto della vasca da bagno, il forte scroscio della cascata d’acqua rompe il silenzio. Un breve attimo e la sua piccola testolina ci finisce dentro, la bocca tenuta fissa sotto al gelido getto. «Vuoi l’acqua?» Le grida ora il padre. «Eccotela!».




