Opinioni

Ai mondiali di calcio gioca la politica globale

Al sorteggio dei gironi della prossima Coppa del Mondo, in programma oggi al Kennedy Center di Washington, ci sarà anche Donald Trump
Gianluca Barca
Donald Trump insieme a Gianni Infantino - Foto Afp © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump insieme a Gianni Infantino - Foto Afp © www.giornaledibrescia.it

Ci sarà anche Donald Trump (come poteva essere altrimenti?) al sorteggio dei gironi della prossima Coppa del Mondo, in programma oggi al Kennedy Center di Washington. Calcio e potere: non è una novità. Il presidente americano, del gioco del pallone, conosce poco o niente, ma Gianni Infantino, numero uno della Fifa, ha saputo toccarne le corde giuste.

Non sono i soldi a poter attirare l’attenzione di un miliardario, non quelli del calcio quantomeno. Infantino, piuttosto, gli ha offerto un’audience planetaria, mettendo sul piatto il Mondiale a 48 squadre. Vuol dire che nei prossimi mesi la Coppa del Mondo 2026 sarà al centro dell’attenzione di miliardi di persone.

Per intenderci da Oslo a Johannesburg, da Madrid a Tokyo, passando per Seul, Teheran, l’Uzbekistan, la Giordania, il Ghana, fino alle minuscole isole di Capo Verde e Curacao, ne abbiamo scritto anche su questo giornale. Peccato che fino a marzo non si possa sapere se di questo consesso allargato farà parte anche l’Italia.

L’artefice di tutto ciò è l’ex presidente del Briga Football Club, formazione svizzera di livello amatoriale, mamma di Piamborno in Valle Camonica, padre di Reggio Calabria, trasferitosi in Svizzera per motivi di lavoro. Infantino ha capito che la Fifa in tempi così complicati può diventare più importante dell’Onu, con tutt’altri obiettivi, ovviamente.

Eletto nel 2016 alla presidenza dell’organismo che governa il calcio mondiale, il successore di Sepp Blatter nel 2018, allo stadio Lužniki di Mosca, sedeva al fianco di Vladimir Putin il giorno dell’inaugurazione di quell’edizione dei Mondiali e quattro anni più tardi era con l’emiro al Thani quando si aprì la Coppa del Mondo in Qatar.

Alla testa di una federazione che rappresenta 211 Paesi nei sei continenti, 18 più delle Nazioni Unite, Infantino nel corso degli anni ha assunto la postura di un vero capo di stato, anzi di stati, finendo per atteggiarsi addirittura a Kennedy quando, parodiando il famoso discorso di JFK a Berlino, si è proclamato, a seconda delle situazioni, gay, disabile, arabo, africano, migrante e bullizzato («ero italiano nel Vallese e non parlavo tedesco»).

In altri contesti peraltro ha esortato la stampa a non criminalizzare il Qatar per il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori stranieri: «Noi difendiamo i diritti umani. Lo facciamo a nostro modo. E otteniamo risultati. È un percorso che procede un passo alla volta, aiutateci a fare di più. Non dividete, non separate».

Per il momento quello che ha fatto più strada è stato proprio lui, ospite all’insediamento di Trump, lo scorso gennaio a Washington. Ma anche al recente vertice di Sharm El-Sheikh, insieme ai leader politici di mezzo mondo, da Erdogan a Macron, da Starmer a Merz.

Oggi al sorteggio dei gironi del Mondiale 2026, oltre a Trump padrone assoluto della scena, al quale verosimilmente, in assenza del Nobel, Infantino consegnerà il nuovo «Peace Prize – Il calcio unisce il mondo», ci saranno anche i Village People, Andrea Bocelli e Robbie Williams.

«Mentre la Fifa e le città ospitanti si preparano per la Coppa del Mondo, l’amministrazione Trump sta intensificando politiche pericolose che mettono a rischio le comunità di immigrati, i visitatori stranieri e i residenti», ha dichiarato Jamil Dakwar, direttore del programma per i diritti umani dell’American Civil Liberties Union (Aclu).

E novanta organizzazioni civiche hanno chiesto alla Fifa di fare leva sulla Coppa del Mondo per garantire i diritti costituzionali dei migranti che vivono e contribuiscono alla realtà quotidiana delle città che ospiteranno la manifestazione. Si canta sulle note di YMCA...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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