Opinioni

Memoria e cammino: un’eredità che non si spegne

Anche in questo tempo, che vede affievolito il patrimonio di fede praticata, si accende la fiamma della speranza che non tutto si è concluso con la morte

Ogni tanto si avverte la necessità di scendere dalla giostra continua e irrefrenabile delle urgenze impellenti, per affidarsi a riflessioni di più intenso raggio. Le Festività dei Morti e dei Santi rappresentano una di queste preziose occasioni: invitano ad unire la memoria, che ci ha plasmato, e il fare attuale, che ci appartiene come continuazione di un cammino che non ci consegna alla solitudine, ma sollecita la consapevolezza di una eredità che ci viene affidata.

I fiori freschi, che portiamo ai nostri cari che riposano nei cimiteri, sono il segno di una continuità che viene accolta nella comunità dei Santi. Anche in questo tempo, che vede affievolito il patrimonio di fede praticata, si accende la fiamma della speranza che non tutto si è concluso con la morte, ma c’è una vita che va oltre e apparecchia una prosecuzione della nostra, più o meno lunga, esperienza terrena.

Molti hanno i loro cari sepolti in più cimiteri, segno di una dimensione familiare che ha moltiplicato i luoghi di convivenza. Così partecipano a più funzioni o fanno visita personale a diversi defunti, riannodando un insieme di storie che li continuano a forgiare. Con l’avanzare dell’età aumentano i sepolcri delle persone conosciute e la volontà di visitarle, per un saluto che rinnova un dialogo che si auspica ancora possibile. Le due festività collegate sono un inno alla fede cristiana, che ha caratterizzato le nostre contrade e resiste alle nuove dimensioni della laicità, che evoca una pluralità di spiritualità che dettano i comportamenti messi in atto. C’è una liturgia di pura commemorazione delle figure che ci hanno preceduto, però è un altra modalità di approccio. Personalmente le vivo come una pacata, ma non imbelle riflessione sulla fede che nonni e genitori ci hanno trasmesso con l’esempio, fatto che probabilmente è difettato a noi verso le nuove generazioni.

Che cosa è la fede cristiana? Sovente sentiamo domandare: come si può resistere allo svolgersi di una storia millenaria che sembra smentire il messaggio e l’insegnamento cristiano? L’esempio più attuale e dirompente di oggi è il disatteso inno alla pace di Papa Leone XIV che riguarda sì l’Ucraina e Gaza ma abbraccia la mondialità delle guerre in atto. La libertà dell’umanità viene considerata non un via libera comprensibile per disattendere la radice dell’insegnamento. Se non è stato accolto e fatto proprio è perché difetta nella possibilità di reale accoglimento. «Nessuno dei morti è tornato indietro a confermarci l’esistenza dell’altro mondo» replicano in più di uno.

Il nostro è il tempo della morte di Dio? Della fine di una civiltà che l’Occidente ha maneggiato fino a distruggerla? Se sono alcune delle domande che bussano alla porta, allora quei giorni di memoria e celebrazioni non sono occasioni di tranquillità, piuttosto di meditata e profonda ricerca per annunciare Cristo là dove la gente vive, quindi ovunque, superando gli steccati delle singole componenti culturali, sociali, economiche. Sì, tempi forti, per una fede adulta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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