Lo Strega, Volo e i distinguo tra scrittori «alti» e pop

Il Premio Strega è tra i più ambiti riconoscimenti letterari. Anche solo entrare nella rosa dei finalisti è un vanto da esibire sulle fascette dei libri futuri e sulle ristampe dei libri passati. Si aggiunga che è uno dei pochi premi capace di scatenare tifoserie accese.
Il sistema di individuazione dei candidati è articolato e parte dalle proposte degli oltre 400 membri della Compagnia della Domenica. Gli autori inseriti in questa prima, lunga lista devono acconsentire alla candidatura del proprio testo. Non è un segreto che ciascun Amico o Amica della Domenica può trovarsi alle prese con sollecitazioni, dibattersi tra dubbi e speranze, scommesse audaci e provocatori scossoni. Fatto sta che l’annuncio delle candidature segna l’inizio di ininterrotti giri di giostra fino alla centrifuga dell’ultimo slancio, con incontri, presentazioni e via dicendo. Perché lo Strega è un premio che può fare la differenza in fatto di copie vendute.
Anzi, proprio nel 2024, ebbe grande circolazione il prospetto delle vendite dei finalisti: numeri in linea col posizionamento dell’Italia sul fondo delle classifiche di lettura dei Paesi europei. Numeri piccoli. Ingiusti per la nostra ambizione a considerarci un Paese con un peso nel mondo, ma onesti rispetto alla tendenza ad essere sempre più analfabeti, funzionali e pure di ritorno. Chiarito il quadro, veniamo a noi.
Veniamo a Fabio Volo, autore bresciano che vende davvero molto, fa parlare tanto ed è scrittore ma anche personaggio popolare, tanto che sicuramente lo conoscete. Bene, attraverso i suoi canali social Fabio Volo ha annunciato di aver rinunciato alla candidatura del proprio titolo. Niente Strega.
La motivazione potete ascoltarla dalla sua viva voce, ma il passaggio per me più interessante è: «Fabio Volo e il premio Strega mi sembrano due storie completamente diverse». Cui ha aggiunto: «Mi sembra più per scrittori proprio con la S maiuscola». La sua frase, alla mia sensibilità, è la definizione dello iato attorno a cui ruota la grande crepa che si sta aprendo fino a diventare una voragine: il distinguo tra cultura e cultura popolare, senza ponti a unire le due sponde. Da una parte la categoria degli intellettuali, di rilevanza ma meno letti di quel che sarebbe giusto, e dall’altra chi raggiunge tantissima gente e, in paradosso, anche per questo sembra non avere pretese di maiuscole.
Ho letto, in passato e con altri protagonisti, di sanguinose risse verbali tra chi è Custode di verità inaccessibili e altri che hanno il peccato originale di essere amati. Posso immaginare, e non solo perché ho una fervida fantasia, quali sipari si potrebbero alzare da un nuovo confronto tra le due compagini. Mi alzo in piedi davanti alla scelta di Fabio Volo e ne approfitto per porre una domanda: non ci stiamo perdendo qualcosa? Non sarebbe il caso di mettere un freno alle tenzoni per lasciare spazio a un pensiero nuovo e tutto da organizzare, che potrebbe addirittura essere una bella sfida?
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