Opinioni

L’Epifania e il dono della coscienza civile

L’appello alla pace del Papa diventa denuncia verso chi predica violenza
Papa Francesco durante l'udienza generale in Vaticano lo scorso 11 dicembre - Foto Ansa/Maurizio Brambatti © www.giornaledibrescia.it
Papa Francesco durante l'udienza generale in Vaticano lo scorso 11 dicembre - Foto Ansa/Maurizio Brambatti © www.giornaledibrescia.it

L’Epifania è trasmessa, per lo più, nella versione che è la ricorrenza che tutte le feste le porta via. Si torna alle faccende quotidiane, con vizi e virtù di sempre. Nella tradizione cattolica non è il giorno della calza della Befana, con gli ultimi regali e dolci per bambini e golosi prima del tuffo nella scuola e nel lavoro. È il riconoscimento del mondo tutto – oltre i pastori, i sapienti e il potere politico con le loro differenti reazioni – della nascita e venuta di Gesù, con la sua missione spartiacque. Un evento divisivo nella sua proiezione storica.

Il 2025, anno giubilare per i cattolici, con gli inevitabili effetti sulle altre comunità operanti nei contesti religiosi e socio-economici internazionali, promette di voler entrare decisamente nelle questioni che attengono ai disequilibri universali. Papa Francesco chiama alla preghiera costante e fiduciosa. Sia motore della presenza salvifica dei cristiani nei cammini di vita di tutti, compresi i più lontani. L’Epifania introduce a questo cammino, che viene da lontano e si spalanca sul futuro.

La predicazione di Papa Francesco sconta un ostacolo grande: i fedeli assidui praticanti e coerentemente osservanti sono una schiera che si assottiglia. Perde continuamente presenze. Per converso aumentano quanti si fanno oppositori palesi al messaggio, sia a livello culturale e valoriale, sia nella versione pratica. A costruire un’opposta architettura degli equilibri mondiali. Quando Papa Francesco raccomanda di cancellare oggi, o quantomeno ridurre drasticamente, il debito dei paesi poveri e sollecita le nazioni di tradizione cristiana a dare un esemplare buon esempio entra a gamba tesa nelle vicende politiche, ma anche negli atteggiamenti personali. Anche noi dovremmo fare nostro lo spirito di cancellare il debito dei poveri che attraversano la nostra quotidianità.

L’appello alla pace si fa marcatamente denuncia, con nome e cognome, di chi pratica la guerra tra gli stati e la violenza nelle relazioni interpersonali. Non a caso le relazioni con Israele sono problematiche, partendo da Gaza e andando oltre. La Russia è un invasore ingiusto. La condanna del commercio delle armi investe pure quelle che vengono chiamate le guerre giuste, di difesa, di autotutela. Tali sono per chi le avvia non per quanti le subiscono.

L’Epifania diventa oggi l’occasione per prendere parte consapevole delle ingiustizie del mondo, dei guasti che provocano le differenze strutturali, della necessità di agire urgentemente per porvi rimedio. Papa Francesco avverte tutte le difficoltà del progetto e fa appello alle periferie perché dialoghino con la centralità del mondo. Centralità alla quale chiede di convertirsi all’idea e alla pratica della giustizia socio-economica.

Il rischio di essere considerato portatore di un progetto politico di parte, Papa Francesco tende a contrastarlo ponendo a fondamento di tutto la preghiera a Dio, la sequela del messaggio evangelico, la rinuncia a qualsiasi interesse personale, il farsi servo dei servi. L’Epifania chiuderà pure le feste, porta in dote l’impegno ad essere coscienti figli dell’Evento.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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