La conferma di Matteo Salvini e le tensioni nel governo

Il congresso della Lega che ha confermato Matteo Salvini segretario per i prossimi anni, e con lui dunque la linea sovranista e trumpiana collegata alle destre europee, nei suoi esiti ha dato uno scossone alla stabilità del governo. Salvini ha chiesto di tornare al Ministero degli interni, gli alleati gli hanno risposto un secco no.
Qualcuno ha persino abbozzato la prospettiva di una possibile crisi di governo qualora l’ipotesi dovesse concretizzarsi, e questo a testimonianza che se i rapporti tra la Lega e Forza Italia sono tesi da parecchio tempo, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni fatica a contenere il movimentismo del suo vice premier.
Vedremo se Salvini insisterà (pur facendo sapere che «non intende fare forzature») o se questa sua richiesta si inabisserà verso altri scambi politici meno visibili al grande pubblico. Quello su cui sarà difficile trovare un equilibrio è come comportarsi di fronte ai dazi imposti da Trump. Salvini lo ha detto molto chiaramente: trattiamo direttamente con gli Stati Uniti. Tajani ha replicato che fuori dell’Europa non esiste una trattativa bilaterale tra Roma e Washington.
È lo scontro tra europeisti ed euroscettici, con Forza Italia che ripete ad ogni passo che non accetterebbe mai di far parte di un governo che modificasse in senso sovranista e anti-europeista la propria politica estera. E in questo si è capito che non è solo Forza Italia a parlare ma, per interposta persona, il Partito popolare europeo, il maggior partito dell’Unione, la cui guida tedesca ha piena fiducia in Tajani.
Un’Europa sana azzera domani mattina, senza ritardi, il Green Deal, il Patto di stabilità, le norme, i divieti, i vincoli, i regolamenti e tutto quello che sta soffocando le nostre imprese.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) April 7, 2025
È a Bruxelles il mega dazio, non altrove. È lì che bisogna usare la motosega di Milei. pic.twitter.com/MqYp7amxwI
Quindi tocca a Giorgia Meloni dirimere questa querelle nel pieno della bagarre creata dalla politica di Trump che sta terremotando le Borse e l’economia mondiale, impaurendo gli investitori, minando la credibilità degli Stati Uniti e provocando reazioni di piazza in tutte le città americane.
L’Italia si appoggerà o contrasterà la reazione compatta dell’Unione europea all’offensiva trumpiana? Il governo su questo deve ancora trovare un ubi consistam che ora si è ulteriormente infragilito: sul piano esterno perché gli eventi sono drammatici, sul piano interno perché la Lega non solo non ammorbidisce la propria linea ma il congresso testé conclusosi l’ha ulteriormente irrigidita. E in fondo la richiesta del Viminale per il leader punta a dimostrare che l’influenza del Carroccio è destinata a crescere nel governo italiano, spinta dal vento di destra che soffia in America e in Europa.
Non è certamente facile per la presidente del Consiglio trarre una sintesi, e le continue riunioni di vertice di questi giorni dimostrano quanto il momento sia difficile e rischioso. Proprio in queste situazioni si dovrebbe dimostrare una efficace coesione politica e decisione non solo tra alleati ma addirittura tra maggioranza e opposizione.
Ci sono state occasioni in cui l’Italia politica ha saputo dimostrare un senso di responsabilità collettivo: nelle presenti circostanze in cui ci sono guerre guerreggiate e guerre economiche a sconvolgere il mondo, sarebbe altamente opportuno dimostrare un adeguato senso dello Stato, quello stesso che abbiamo visto manifestarsi alla Camera dei Comuni del Regno Unito.
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