Opinioni

La speranza energia che fa muovere

Sperare è un atto di fiducia nell’essere umano, un credere antropologico
Una donna - © www.giornaledibrescia.it
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 «Soffre più chi spera sempre o chi non sperò mai in nulla» si domandava Pablo Neruda. L’interrogativo è decisamente attuale perché la parola speranza è insistente, provocatoria ma necessaria.

Ce la troviamo ovunque, e non solo quando ci perdiamo nella realtà dei giorni difficili o all’inizio di un percorso e all’avvio di un nuovo anno, oppure dopo un inciampo o un fallimento. La speranza ci attende e permette di muoverci, non di paralizzarci nella disperazione. Per alcuni è un’illusione, per altri invece è fiducia, ma più di tutto energia che spinge ad andare avanti, promuove il futuro anche nell’oscurità più tenebrosa. Ma per molti è ulteriore sofferenza. Eppure l’etimologia latina di «spes» rimanda a «piede» ovvero a qualcosa che fa camminare, dotazione da apprendere e far crescere non solo per raggiungere obiettivi ma per dare significato all’esistenza.

Scrive Vito Mancuso in «Destinazione speranza» (ed. Garzanti), che nel tempo in cui la fiducia nel futuro è ridotta al minimo, la speranza sia nell’esistenza orizzontale che in quella verticale, appare dispersa, divorata dalla cultura dominante del nostro tempo il cui senso prevalente è «dominare, prevaricare, vincere».

In mancanza di una formazione morale, insiste Mancuso, prepariamo «i giovani solo in funzione del mondo del lavoro perché producano, non in funzione della società … e meno che mai in funzione di loro stessi perché esercitino la coscienza morale».

È questo ciò che rende la speranza un’illusione, quando invece è resistenza e perseveranza, forza che fa superare le avversità e sta, come lui dice, in quel “vuoto al centro” che ci abita. Un vuoto non da riempire ma da curare con libertà e responsabilità.

Tra gli antichi greci, la speranza era una divinità, Elpis, e tra i latini «Spes, ultima dea» cioè l’ultimo aiuto o il porto sicuro dove riparare nel mezzo della bufera.

Purtroppo la psicologia ha considerato poco la speranza, che invece è un’emozione preziosa, quasi un farmaco. Mentre le neuroscienze ci confermano oggi che con essa si «accendono» aree importanti del cervello e del sistema limbico, da cui si sviluppano «sostanze» in grado di dare sollievo al dolore, Fabrizio Benedetti, neurofisiologo, dice che sperare è un anticipare mentalmente eventi piacevoli del futuro.

La radice «spa» di speranza, di provenienza sanscrita, contiene l’idea dell’energia interna che serve per muoversi nello spazio fisico e in quello mentale necessario per vedere al buio e «intravvedere» nuovi cambiamenti e possibili certezze. Non è l’augurio a buon prezzo di una Lotteria di capodanno, ma carburante per il viaggio o vento per le vele. È punto di forza esterno alla nostra stessa realtà che ci consente però di trasformare il male entro cui ci troviamo.

Sperare allora è atto di fiducia nell’essere umano, un credere antropologico che «si configura nel sentire che, pur in mezzo a mille traversie – conclude Mancuso – la natura e la storia (…) sono orientate a un senso complessivo individuale nella maturazione della libertà in termini di consapevolezza, creatività, responsabilità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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