Ehh Pitagora! Il corposo filosofo e matematico, metà greco e metà crotonese, 530 anni prima di Cristo, aveva stilato l’impeccabile ricetta del vivere in perfezione. Eccola: bisogna allontanare dal corpo la malattia (va beh, e l’Asl che ne pensa?) dall’anima l’ignoranza (fosse facile!) dal ventre la ghiottoneria (e le stelle Michelin?) dalla città la ribellione (e i cortei non autorizzati?) dalla casa il dissenso (e i sette-otto divorzi su dieci matrimoni?) la sproporzione in ogni cosa. Regole ben confezionate che s’inchinano (profondamente) ad una virtù alquanto in disuso: la moderazione.
E tra le mille, quotidiane ferite alla martirizzata moderazione, spicca l’alluvionale, litigiosa verbosità degli esponenti politici. Non so voi, cari lettori, ma a me non basta più la capienza del telecomando. Apri un canale e trovi onorevoli con le vene del collo in temerario turgore, gli insulti lì lì per esplodere e ti chiedi se la politica è chimera o trucco. Saltabecchi in altra tendenza televisiva e va in mostra un parlamento disseminato di screzi. Giri, speranzoso, sui canali considerati «innocui» e incappi nelle affermazioni marmoree di onniveggenti per i quali il peggio è tra noi in corsa esponenziale…



