Dignità e follia: la lezione di Ahou Daryaie e San Francesco

Erano i primi giorni di novembre 2024. Ahou Daryaie diventava in tutto il mondo la «studentessa iraniana» che passeggia seminuda fuori dall’Università della Scienza e della Ricerca di Teheran. Lo fa per qualche minuto, prima di essere prelevata con violenza, messa in un’auto e, secondo le fonti ufficiali, portata in un ospedale psichiatrico. Qualche tempo dopo, quelle stesse fonti d’informazione ufficiale dichiareranno che è stata rilasciata in quanto «malata mentale» e ricondotta alle «cure» della sua famiglia. Chissà di quali cure si tratta? Saranno gesti di premura e gentilezza, accompagnati dal rispetto della sua persona? Oppure, un simile modo di intendere la cura, connesso alla premura verso la dignità della donna senza alcun velamento, potrebbe apparire esso stesso come espressione di follia agli occhi di chi si occupa ora di questa coraggiosa spogliarellista?
Rispetto al suo gesto, andrebbe ricordato che la nostra stessa civiltà è maturata nel tempo a suon di spoliazioni pubbliche. Non solo quelle dei concerti rock degli anni Settanta, a quel tempo diventate di moda come simbolo di lotta al potere. Ce ne sono di più nobili e antiche, come quella del figlio del ricco mercante di stoffe di Assisi. Si spogliò in pubblico per affermare la sua fede in una via e in una vita di povertà materiale per amor di Dio e del prossimo. Cosa, questa, che l’Occidente attuale fatica a comprendere e a ritener sensata: per molti di noi è folle immaginare di vivere una vita dignitosa e, al contempo, modesta.
Ahou Daryaie, la joven Irani demostrando un coraje monumental deambula en espacio pùblico vestida de solo 2 prendas intimas, desafia a los Mollahs de Iràn que oprimen y torturan a las mujeres hasta por un velo mal puesto cubriendo la cabeza. Ahou Libertad! pic.twitter.com/5CUZXwhdJL
— Teresa Olekhnovitch (@OlekTeresa) November 5, 2024
Tuttavia, Francesco d’Assisi riteneva che i lebbrosi, emarginati dalla società del suo tempo, fossero, invece, degni di considerazione, tanto da meritare un suo bacio in nome di Cristo. «Folle!», gli fu detto, ma non fu rispedito alle cure di casa: suo padre lo diseredò. A quanto sembra, per riconoscere che ogni uomo e donna è persona degna agli occhi di Dio e, quindi, di ogni altro essere umano, serve essere fuori di testa. O meglio, occorre correre il rischio di essere dichiarati tali da chi intende esercitare il potere su alcune categorie di persone, dimentico di cosa siano la vera fraternità e la vera pace, quelle di cui San Francesco è simbolo, non solo per chi ha fede.
Lo ha fatto presente con chiarezza papa Francesco all’inizio di questo anno, nel suo messaggio per la LVIII Giornata Mondiale per la Pace: la pace ha bisogno di un «disarmo del cuore, un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. A volte, basta qualcosa di semplice come “un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito”».
E se, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Mattarella nel suo Discorso di fine anno 2024, la pace prevede il rispetto dei diritti umani e della dignità di ciascuno, allora noi tutti cittadini d’Italia sentiamoci autorizzati ad «impazzire» per costruire ogni giorno la pace indicata dalle nostre due principali «fonti ufficiali». Con la consapevolezza che la violenza verso le donne non è un fenomeno sociale presente solo in Iran: a quanto sembra Ahou Daryaie non è ancora stata uccisa per amore, come accade spesso proprio... qui da noi.
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