Erano i primi giorni di novembre 2024. Ahou Daryaie diventava in tutto il mondo la «studentessa iraniana» che passeggia seminuda fuori dall’Università della Scienza e della Ricerca di Teheran. Lo fa per qualche minuto, prima di essere prelevata con violenza, messa in un’auto e, secondo le fonti ufficiali, portata in un ospedale psichiatrico. Qualche tempo dopo, quelle stesse fonti d’informazione ufficiale dichiareranno che è stata rilasciata in quanto «malata mentale» e ricondotta alle «cure» della sua famiglia. Chissà di quali cure si tratta? Saranno gesti di premura e gentilezza, accompagnati dal rispetto della sua persona? Oppure, un simile modo di intendere la cura, connesso alla premura verso la dignità della donna senza alcun velamento, potrebbe apparire esso stesso come espressione di follia agli occhi di chi si occupa ora di questa coraggiosa spogliarellista?
Rispetto al suo gesto, andrebbe ricordato che la nostra stessa civiltà è maturata nel tempo a suon di spoliazioni pubbliche. Non solo quelle dei concerti rock degli anni Settanta, a quel tempo diventate di moda come simbolo di lotta al potere. Ce ne sono di più nobili e antiche, come quella del figlio del ricco mercante di stoffe di Assisi. Si spogliò in pubblico per affermare la sua fede in una via e in una vita di povertà materiale per amor di Dio e del prossimo. Cosa, questa, che l’Occidente attuale fatica a comprendere e a ritener sensata: per molti di noi è folle immaginare di vivere una vita dignitosa e, al contempo, modesta.



