Inutile: e chi lo dice?

Chiara ha tre nipoti piccoli, nel senso che ancora non vanno alla primaria. Chiara lavora e quindi fa la nonna di sera o nel fine settimana. E apro un inciso: va preso atto del fatto che i nonni intesi come ammortizzatori sociali, sostitutivi di servizi per la famiglia mai pensati fintanto che si era in tempo utile per renderli fiancheggiatori della natalità, non esistono quasi più.
Il prolungamento della vita lavorativa ha cambiato questo aspetto della vita familiare che però sopravvive nella fiction. L’esistenza come l’ha intesa la generazione X è solo nelle proiezioni fantastiche, e forse è una questione di cui mi pare si parli troppo poco. Gli impegni lavorativi c’entrano parecchio in questa storia.
Chiara passa le giornate a fare controlli sul rendimento dei lavoratori e a volte si trova a dover questionare, anche animatamente, su compensi che vanno calibrati in base al riscontro che la prestazione può ottenere. A giugno si è resa conto che una corposa quota del proprio tempo con i nipoti era dedicato ad accompagnarli ad attività scelte in relazione allo stimolo positivo focalizzato su un’abilità o una competenza. Per farla semplice: corsi e iniziative mirate a sviluppare doti evidenti o silenti dei bambini.
Perché se ne è accorta solo a giugno? Perché è il mese dei saggi, delle esibizioni, delle presentazioni delle novità previste per settembre. Tutto bene, sia chiaro. I bambini sono sempre meno e quei pochi sono molto desiderati e di conseguenza accuditi con la massima attenzione. Il che è un bene. Dovrebbe avvenire sempre, per qualsiasi bambino, anche quelli capitati per caso, abbandonati, meno fortunati in termini sociali ed economici, ma anche questo è un altro discorso. Per Chiara però, nel bilanciamento perfetto di spunti, proposte e attività, manca una voce che lei ritiene essenziale. Di più, per via della sua rarità è diventata preziosa. È quella dell’inutile.
Fare qualcosa senza scopo, per perdersi, per giocare, per ingannare il tempo, senza scopo se non quello che scoprirai magari tra dieci o quindici o venti anni o forse mai ma ti ha fatto ritrovare per quello che sei al naturale (e, da adulto, questo dovrebbe dirti qualcosa). Per questo motivo Chiara indice il «tempo della nonna» che è quello in giardino, senza niente da fare, con tutto da improvvisare. «All’inizio è stato il momento più difficile della settimana» ammette, ma poi ci si sono un po’ abituati tutti. Che cosa fai con la nonna? Niente. E non è per niente male.
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