Al di là delle celebrazioni religiose e delle consuetudini consumistiche, le feste natalizie sono sempre state il tempo dei doni. Etimologicamente la parola «dono» è un «dare liberamente», senza vincoli e contropartite perché donare fa riferimento non a una relazione qualsiasi ma ad un rapporto affettivo. L’usanza dei doni lasciati sotto l’albero ha ancora oggi la funzione di confermare un legame esistente e l’atto del «donare» l’importanza di fare comunità. Ma con il prevalere della società dei consumi, il regalo ha sostituito il dono prendendo piuttosto il significato dell’utilità.
Le frasi «Gli regalo qualcosa che può servire» oppure «Cerco un oggetto utile» sono pensieri che abbiamo nelle ricorrenze quando facciamo coincidere il bisogno interno con quello materiale. Recuperare il valore psicologico del dono che a Natale riserviamo alle persone care, significa allora pensare al significato del «donare» che è un gesto di attenzione per la relazione affettiva. Va pensato bene il dono, partecipato e non improvvisato. Soprattutto se è dedicato ad un bambino dove non conta il valore commerciale quanto il significato di ciò che offriamo.




