Opinioni

Il dolore di chi viene abbandonato mentre l’altro vola via

La vita è quasi sempre più complessa di una partita a Cluedo ma un pachiderma di tre tonnellate nel salotto di casa, se ignorato, prima o poi, si muoverà e travolgerà tutto.
Silvia Valentini

Silvia Valentini

Commentatrice

Un uomo alla finestra
Un uomo alla finestra

Ci risiamo. Raoul Bova è ancora intrattenimento mediatico. Dagli audio privati fraudolentemente diffusi, a quegli «occhi spaccanti» che diventano un brand, rieccolo, nel giro di pochi mesi, al centro di un nuovo gossip. Una liason raccontata, questa volta, dall’ex compagno della donna (da poco madre della loro unica figlia) manifestando, a reti unificate, la disperazione tragica dell’abbandonato.

L’inarrestabile fascino degli scandali, quello che la psicologa Susan Kolon spiega con meccanismi di consolazione ed identificazione (ingredienti che, a scorrere i commenti sui social, troviamo perfettamente assemblati) ci porta ad indagare i meccanismi della rottura e del dolore nelle relazioni. Al centro, primo fra tutti, l’arrivo di un figlio (nella fattispecie una piccola bimba di pochi mesi) la cui apparizione nella coppia, seppur desiderato, spesso porta uno scompiglio letale. Poi, il tradimento e lui, il tradito, che cerca di riabilitare la propria immagine (e dignità) con lo stesso strumento che l’ha abbattuta ed un «j’accuse!» che solleva da responsabilità e richiama (e reclama) una naturale solidarietà.

Nelle separazioni, però, c’è (quasi) sempre un Iniziatore – che ha da tempo elaborato il distacco – ed un Ricevente, che incassa e subisce e precipita in un guano di solitudine anche se preceduto da mesi (o anni) di mancato ascolto e di «facciamo finta che». L’abisso fra queste due posizioni ed i sentimenti che le accompagnano fa sorgere una delle più complicate tipologie di conflitto. L’adattamento emotivo pregresso dell’iniziatore, magari, come in questo caso, già accucciatosi in un’altra relazione, risulta oltre che avvantaggiato diametralmente opposto al trauma del Ricevente.

David Lodge ha usato un’efficace metafora per descrivere la situazione dell’abbandonato paragonandola al «movimento discendente a spirale di un aeroplano che perde un'ala e precipita come una foglia, avvitandosi, e mentre il pilota cerca, impotente, di riprendere il controllo, il rombo del motore cresce fino a diventare un urlo acuto; l’ago dell'altimetro puntato verso lo zero». Chiaro che quando un partner sta precipitando e l'altro sta volando alto, per giunta non da solo, impaziente di andarsene, occorrerà impedire che decisioni premature ed affrettate, oscillanti fra la rabbia dell’uno e la fretta di chiudere dell’altro, aggravino in modo irrimediabile lo strappo.

Entra in gioco il clima familiare precedente alla rottura, un film nel quale, spesso, vediamo comparire in salotto un enorme elefante rosa, ignorato da entrambi. La mediazione familiare è il posto in cui l’elefante rosa viene data voce e la coppia comprende che (se non legato ad inclinazioni seriali di tutt’altra natura) il tradimento è spesso l’ultimo capitolo di una storia da tempo incrinata, piena di insoddisfazioni, lontananza emotiva, difficoltà mai affrontate, aspettative irrealistiche e, soprattutto, scarsa comunicazione (l’elefante rosa appunto). Si acquista maggior consapevolezza delle responsabilità reciproche perché nel tradimento non c’è nessun giallo da risolvere alla ricerca di un unico colpevole ma un serio problema relazionale e comunicativo da esplorare. La vita è quasi sempre più complessa di una partita a Cluedo ma un pachiderma di tre tonnellate nel salotto di casa, fra i giochi dei bambini, se ignorato, prima o poi, si muoverà e travolgerà tutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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