Il conflitto, inevitabile presupposto all’evoluzione

Quella che vedete sopra è una della tante métamorphoses di Jean Olivier Héron. Nel suo mondo fantastico, esseri alati, aquile, farfalle ed animali degli abissi si incontrano a pelo d’acqua e generano imbarcazioni, velivoli ed altre fantastiche creazioni.
La mia preferita ritrae un angelo ed una sirena che, unendosi in un dolce abbraccio, si trasformano in un piccolo catamarano in rotta verso il destino. Un’immagine, per me, simbolica del momento magico in cui si forma una coppia. Momento essenziale in mediazione familiare.
L’attimo in cui un’imperscrutabile forza attrattiva superiore (quasi con un agguato) crea l’incontro e la conseguente metamorfosi, in forza della quale due esseri distinti, provenienti da mondi diversi, creano un’unità altra, un Noi, che li induce a decidere di navigare insieme il mare della vita.
A due a due, come scrisse Paul Eluard: «Non verremo alla meta ad uno ad uno ma a due a due». Sappiamo bene che la complessità della vita, le inevitabili trasformazioni personali, la necessità di ritrovare la propria originaria individualità o altri eventi possono, improvvisamente, rendere la navigazione impossibile.
Diventa allora necessaria un’operazione inversa, terribilmente dolorosa (a differenza dell’idillio iniziale), soprattutto se la navigazione è stata «benedetta» da eventi riproduttivi che hanno generato una minuscola flotta di piccole imbarcazioni al seguito. «Ci piacerebbe che la rottura fosse un taglio netto – ammonisce Claire Marin nel suo bellissimo libro sugli amori finiti – ma una rottura pulita e netta è impossibile, come un numero che si divide senza resto – per riprendere Nietzsche, che sostiene che «non possiamo risolverci come un numero nel presente senza che ne resti una strana frazione».
La rottura è invece una deflagrazione che avvolge la coppia e le persone in cordata con loro, in uno spazio nuovo che si chiama Conflitto (dal latino cum-fligere con questo cum, con, insieme, che avvita). Un’entità potente che i mediatori sono chiamati a trasformare, partendo dalla regola base che il conflitto è inevitabile, fa parte della Vita e va attraversato.
Più lo si evita più diventa pericoloso. Dentro vi sono annidate incredibili opportunità trasformative, ma per scovarle occorre ascoltare le emozioni sottostanti, vanno stimolati dialogo e comunicazione corretta: un sapiente uso della parola, ma anche del silenzio. «È chiaro - ci ricorda Maria Martello – che la candida supposizione che se gli altri non ci creassero problemi tutto procederebbe bene, affascina. Siamo tutti come la colomba di Kant, convinta che in mancanza della resistenza dell’aria avrebbe potuto volare meglio. Di fatto proprio la resistenza dell’aria consentiva il suo volo. Analogamente il conflitto per noi umani diventa uno dei tanti modi per sviluppare le nostre capacità, trovare risorse individuali, in una parola: evolvere».
Evolvere non è altro che rinascere dalle macerie, generare una nuova metamorfosi (anche senza la fantasiosa matita di Olivier Héron), semplicemente tornando a guardarsi negli occhi, in un tempo e in uno spazio diluito e dedicato, dentro ad piccolo rifugio segreto e neutrale: la Stanza della Mediazione.
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