Fare affari con le dittature, un dilemma tra etica e profitto

Secondo un recente studio della Bce, negli ultimi anni l’Ue ha intensificato i commerci con regimi autoritari e dittatoriali
La sede della Bce a Francoforte - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La sede della Bce a Francoforte - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Le democrazie liberali sono in crisi, è un dato di fatto. Partendo da ciò un recente studio della Bce – provocatoriamente intitolato «Trading with dictators?», un’analisi del rapporto tra valori democratici e il commercio internazionale – il focus è sull’Ue. I suoi trattati istitutivi dichiarano la volontà di promuovere uno sviluppo economico basato su valori democratici, diritti umani, giustizia sociale, nonché alti standard di lavoro.

Così, negli ultimi 25 anni l’Ue-15 (i quindici Stati membri precedenti l’allargamento del 2004) ha intensificato i commerci con regimi autoritari e dittatoriali.

Per misurare quest’evoluzione, lo studio della Bce sviluppa un Democracy-Weighted Trade Index (Indice commerciale ponderato con la democrazia, Dwti), un valore tramite il quale pesa le importazioni dell’Ue in base al punteggio democratico dei partner commerciali, misurato dal Liberal Democracy Index, il cui valore va da 0 (partner autoritari) a 1 (partner pienamente democratici).

Tra il 1985 e il 1999, il Dwti è cresciuto, riflettendo la democratizzazione in Europa orientale (per le riforme necessarie per l’adesione), America Latina e Asia. Il picco si è registrato nel 1999, con un punteggio di 0,59. Tuttavia, da allora l’indice ha iniziato a scendere, raggiungendo il minimo di 0,41 nel 2022.

La presidente della Bce, Christine Lagarde - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La presidente della Bce, Christine Lagarde - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Una prima spiegazione riguarda la crescente importanza della Cina, entrata nel Wto nel 2001. Il Paese del dragone copre, oggi, un quinto delle importazioni Ue. La Cina per via del suo basso punteggio democratico ha contribuito a ridurre il valore del Dwti. Tuttavia, pur escludendo la Cina, l’indice continua a calare, anche se in misura minore. Tale andamento segnala la maggior ampiezza del problema. La Turchia ne è un esempio. Così come l’India.

L’analisi suggerisce come tra il 1999 e il 2012 il calo sia dovuto allo spostamento dei commerci verso Paesi meno democratici; dopo il 2012, invece, sono peggiorate le condizioni democratiche nei partner commerciali dell’Ue. Il 2023 ha segnato una prima inversione di tendenza, per via delle sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Questo dimostra – secondo i ricercatori della Bce – come l’applicare con decisione i valori possa effettivamente influenzare la politica commerciale dell’Ue. Viene da commentare, ma proprio non hanno un esempio migliore?

Restano, comunque, diverse sfide aperte, sempre secondo lo studio. La prima è la reputazione: l’Europa rischia perdita di credibilità come unione basata sui valori. La seconda è geopolitica: commerciare con dittature significa rafforzare regimi dalle agende espansionistiche e autoritarie, aumentando i rischi per la stabilità economica e politica globale. La terza sfida riguarda la transizione ecologica: molte tecnologie verdi dipendono da materie prime provenienti da Paesi non democratici, dove si verificano spesso, per la loro estrazione, abusi dei diritti umani, lavoro minorile e forzato inclusi.

Per coerenza con i propri principi, conclude lo studio, l’Ue dovrà prestare maggiore attenzione ai profili democratici dei suoi partner commerciali. Una politica commerciale etica non solo è moralmente auspicabile, ma può anche rafforzare la sicurezza economica e geopolitica europea.

Ora, l’analisi della Bce non fa una grinza, nella sua tecnicistica logica: stiamo commerciando con partner non democratici, e ciò contrasta con i nostri valori. Possiamo permetterci una selezione sul grado di democraticità? A trovare occasioni commerciali sono le imprese. È auspicabile imporre un vincolo, una clausola di democraticità alle loro azioni di import-export? Non è un interferire nella libertà d’impresa? E ciò non sarebbe in contrasto con i valori europei? Inoltre, nel momento in cui il mercato americano si sta chiudendo, dove potremmo cercare nuovi mercati?

I dati dello studio si fermano al 2022. Siamo curiosi di conoscere il Dwti dell’era Trump. Se dovesse diminuire, quale suggerimento – in termini di attenzione al profilo democratico – dovremmo aspettarci dai ricercatori della Bce?

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